Paglia, sorpresa mia nomina in Commissione riforma assistenza sanitaria

Il vescovo, Speranza conosce cosa significhi per Chiesa cura vecchiaia

 
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Paglia, sorpresa mia nomina in Commissione riforma assistenza sanitaria

Paglia, sorpresa mia nomina in Commissione riforma assistenza sanitaria

“Sono rimasto sorpreso dalla mia nomina a presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, da parte del Ministro Speranza”. Lo ha detto mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nel corso della conferenza stampa di presentazione del documento ‘La vecchiaia: il nostro futuro. La condizione degli anziani dopo la pandemia’.

Il ministro Speranza, ha aggiunto il presule, “lo ha fatto sapendo cosa nella Chiesa significa la cura degli anziani, conoscendo l’efficacia dei suoi interventi  e la volontà di continuare a prendersi cura di tutta la vita degli anziani”.

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“Come Commissione per la riorganizzazione dell’assistenza agli anziani promossa dal ministro Speranza noi stiamo preparando, ed è quasi pronto nei dettagli, un piano per invertire la consuetudine passata”. Lo ha annunciato il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia, in un’intervista a InBlu2000, la radio nazionale DAB della Conferenza episcopale italiana.

“Abbiamo programmato un intervento triennale – ha spiegato mons. Paglia a InBlu2000 – per 500 mila anziani non autosufficienti e 500.000 parzialmente autosufficienti con l’impiego di 9 miliardi di euro che prevedono anche 100 mila assunzioni per operatori sociali e non solo sanitari per attuare questa nuova prospettiva che peraltro farebbe risparmiare notevolmente le spese perché si eviterebbero inutili ricorsi al Pronto Soccorso e inutili degenze ospedaliere che costerebbero comunque molto di più”.

“In questo senso la prospettiva – ha osservato ancora Paglia – è preparata nei dettagli, la presenteremo al nuovo governo che speriamo entri presto in vigore perché a nostro avviso si tratta davvero di impostare un nuovo paradigma di attenzione verso l’ enorme mondo degli anziani”.

  • Il documento della Pontificia Accademia per la Vita

Troppi anziani “crudelmente scartati”. La Pontificia Accademia per la Vita con il suo presidente mons. Vincenzo Paglia ha dato vita ad un documento, presentato oggi, intitolato ‘La vecchiaia: il nostro futuro. La condizione degli anziani dopo la pandemia’, nel quale si chiede di “reinventare” la rete di solidarietà e al tempo stesso si danno anche suggerimenti concreti per arginare la cultura dello scarto. Ragionando, dunque, sulle residenze per anziani, il documento della Pav  dice che “le case di riposo dovrebbero riqualificarsi in un continuum socio- sanitario, ossia offrire alcuni loro servizi direttamente nei domicili degli anziani: ospedalizzazione a domicilio, presa in carico della singola persona con risposte assistenziali modulate sui bisogni personali a bassa o ad alta intensità, dove l’assistenza sociosanitaria integrata e la domiciliarità rimangano il perno di un nuovo e moderno paradigma”.

Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità alla mano sugli “abusi che, nei contesti istituzionalizzati, si verificano più di frequente”, la Pontificia Accademia per la Vita sottolinea come “tutto questo rende ancora più evidente la necessità di supportare le famiglie che, soprattutto se costituite da pochi figli e nipoti, non possono sostenere da sole, presso un’abitazione, la responsabilità a volte logorante di prendersi cura di una malattia esigente, costosa in termini di energie e di denaro”. Va, dunque, “reinventata una rete di solidarietà più ampia, non necessariamente ed esclusivamente fondata su vincoli di sangue, ma articolata secondo le appartenenze, le amicizie, il comune sentire, la reciproca generosità nel rispondere ai bisogni degli altri. Il declino delle relazioni sociali, infatti, colpisce in modo particolare gli anziani: con l’avanzare dell’età e l’emergere delle fragilità fisiche e cognitive, vengono spesso a mancare figure di riferimento, persone su cui fare affidamento per affrontare i problemi della propria vita”.

Si tratta, scrive la Pav, di “invertire il trend, anche con attenti piani che promuovano sia nel versante civile che in quello ecclesiale l’attenzione e la cura perché coloro che invecchiano non siano lasciati soli”. Non solo casi di abuso, “esistono esempi – scrive la Pontificia Accademia per la Vita- molto belli, che di fatto mostrano come sia possibile umanizzare l’assistenza alle persone anziane più fragili: esempi di carità cristiana, opere pie e istituzioni di antica data, che non lesinano energie e sforzi, anche se in mezzo a difficili e quasi ingestibili situazioni economiche”.

La Pav affronta anche i casi di estrema povertà: “In alcuni contesti sociali poveri, poi, la soluzione istituzionale può costituire una risposta concreta alla mancanza di una casa propria. E se alcuni anziani scelgono in autonomia di trasferirsi nelle case di riposo per trovare compagnia, una volta rimasti soli, altri lo fanno perché la cultura dominante li spinge a sentirsi un peso e un fastidio per i propri figli o famigliari. Nella gran parte di queste strutture, la dignità e il rispetto per l’anziano sono sempre stati i cardini dell’opera assistenziale, facendo emergere ancor più, per contrasto, gli episodi di maltrattamento e di violazione dei diritti umani, quando sono stati portati alla luce”.

“In tal senso, – annota la Pav – i sistemi sociosanitari e assistenziali sia pubblici che privati hanno investito ingenti risorse economiche per la cura della terza e della quarta età, integrando al proprio interno le case di risposo. Col passare degli anni, tuttavia, le normative hanno imposto di ridurre le dimensioni delle grandi strutture residenziali, sostituendole con moduli più piccoli e più funzionali alle necessità degli ospiti. E pur vero che l’ambiente delle case di riposo appare strutturato più come un ospedale che come un’abitazione, senza che tuttavia vi sussista l’elemento più specifico: ossia il fatto che in ospedale si entra con la speranza di uscirne, una volta che si è stati curati. Un fattore che sta facendo ormai emergere un disagio diffuso nella coscienza collettiva, sia a livello medico che culturale. Per questo è importante preservare un tessuto umano e un ambiente assistenziale e accogliente dove tutti possano accudire, servire e incontrare”.

La pandemia, “che ha trovato negli anziani le vittime più numerose, ha rilevato questa incapacità della società contemporanea di prendersi cura in maniera adeguata dei propri anziani”, ha sottolineato monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, presentando il documento dell’Accademia volto a combattere la cultura dello scarto. Paglia ha denunciato la “strage di anziani” nella pandemia nei suoi “dati brutali”. “L’Accademia per la Vita, – ha spiegato Paglia – con questa nota, intende sottolineare l’urgenza di una nuova attenzione alle persone anziane che in questi ultimi decenni sono aumentate ovunque di numero. Senza tuttavia che aumentasse la prossimità verso di loro e ancor meno una comprensione adeguata alla grande rivoluzione demografica di questi ultimi decenni. Con la pandemia, quella cultura dello ‘scarto’ che papa Francesco ha più volte richiamato, ha causato tragedie innumerevoli abbattutesi sugli anziani. In tutti i continenti la pandemia ha colpito innanzi tutto chi è vecchio. I dati dei decessi sono brutali nella loro crudeltà. A tutt’oggi si parla di più di due milioni e trecentomila anziani morti per il Covid-19, la maggioranza dei quali ultrasettantacinquenni. Una vera e propria strage di anziani. E la maggioranza di essi è deceduta negli istituti per anziani”.

“I dati di alcuni paesi, ad esempio l’Italia – ha spiegato Paglia – mostrano che la metà degli anziani vittime da Covid-19 viene dagli istituti e dalle Rsa, mentre solo un 24 per cento del totale dei decessi riguarda gli anziani e i vecchi che vivevano a casa. Insomma, il 50% delle morti è avvenuto tra i circa 300.000 ospiti di case di riposo ed RSA mentre solo il 24% ha colpito i 7 milioni di anziani over 75 che vivono a casa. La propria dimora, anche durante la pandemia, a parità di condizioni, ha protetto molto di più. E tutto questo si è ripetuto in Europa e in tante altre parti del mondo”.

Paglia ha citato una ricerca dell’Università di Tel Aviv sui paesi europei che “ha evidenziato la relazione proporzionale diretta tra numero di posti letto nelle RSA e numero dei morti anziani. In ogni paese rimane sempre identica la proporzione: al crescere dei posti letto risulta aumentato anche il numero delle vittime nella popolazione anziana. Non credo sia un caso. Quanto è accaduto tuttavia impedisce di liquidare la questione della cura degli anziani con la immediata ricerca di capri espiatori, di singoli colpevoli. D’altra parte, sarebbe incomprensibile un silenzio colpevole e sospetto. E urgente ripensare globalmente la prossimità della società verso gli anziani. Nel sistema di cura e assistenza degli anziani molto è da rivedere. L’istituzionalizzazione degli anziani nelle case di riposo, in ogni paese, non ha garantito necessariamente migliori condizioni di assistenza, tanto meno per chi tra loro è più debole. E necessario un serio ripensamento non solo relativamente alle residenze per gli anziani ma per l’intero sistema assistenziale del vasto popolo di anziani che oggi caratterizza tutte le società”.

“Sono rimasto sorpreso dalla mia nomina a presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, da parte del Ministro Speranza”, ha poi detto. Il ministro Speranza, ha aggiunto il presule, “lo ha fatto sapendo cosa nella Chiesa significa la cura degli anziani, conoscendo l’efficacia dei suoi interventi e la volontà di continuare a prendersi cura di tutta la vita degli anziani”.

 

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