Centri famiglia: Paola Fioroni critica il Comune di Perugia

Centri famiglia: Paola Fioroni critica il Comune di Perugia

Fondi bloccati e servizi fermi per le famiglie a Perugia

La polemica politica nel cuore dell’Umbria si accende su un tema di vitale importanza sociale: l‘attivazione dei centri famiglia. Paola Fioroni, esponente di spicco della Lega e responsabile del Dipartimento Disabilità ed Economia, ha sollevato un velo sulle criticità che stanno bloccando servizi essenziali nel capoluogo. Nonostante la Presidente della Regione, Stefania Proietti, abbia ufficialmente confermato che le coperture finanziarie sono pronte e persino incrementate grazie al supporto del governo nazionale, la macchina operativa sembra essersi inceppata. Il nodo del contendere riguarda la mancata pubblicazione dei bandi da parte dell’amministrazione comunale, un passaggio obbligato senza il quale i finanziamenti restano semplici cifre su carta, privi di qualsiasi ricaduta concreta sulla vita quotidiana dei cittadini.

L’inerzia del comune e il rischio di isolamento sociale

Secondo l’analisi di Fioroni, ci troviamo di fronte a una verità che non può più essere taciuta: l’amministrazione perugina sarebbe ferma, incapace di trasformare le risorse economiche in prestazioni reali. In un’epoca segnata da una crisi demografica senza precedenti, fragilità educative e un crescente senso di isolamento, la chiusura o il mancato avvio di presidi di ascolto rappresenta una ferita per l’intero tessuto sociale. I centri famiglia non sono visti solo come uffici burocratici, ma come hub stabili capaci di far dialogare i servizi sociali, sanitari ed educativi. Lasciare in sospeso queste strutture significa, di fatto, negare un punto di riferimento fondamentale per chi si trova ad affrontare le sfide della genitorialità o della gestione delle fragilità domestiche.

Il cuore della critica si sposta poi sul piano del coordinamento istituzionale. Fioroni pone un interrogativo pubblico e diretto: di cosa discutono la Presidente della Regione e il Sindaco di Perugia nei loro frequenti incontri, se temi così urgenti restano in un binario morto? Se da una parte la Regione certifica la liquidità dei fondi e dall’altra il Comune non attiva le procedure per spenderli, il problema smette di essere puramente tecnico e diventa squisitamente politico. Viene ipotizzata una mancanza di volontà politica da parte del centrosinistra nel dare risposte rapide alle famiglie umbre, preferendo i tempi lenti della burocrazia o i silenzi strategici alla risoluzione immediata dei problemi. Chi governa oggi il capoluogo ha il dovere morale e amministrativo di sbloccare questi iter senza ulteriori indugi.

La Lega chiede dunque un’assunzione di responsabilità che passi per la trasparenza e la programmazione, come riporta il comunicato di stampa Lega Umbria. Non bastano più le rassicurazioni o i comunicati stampa: serve un cronoprogramma dettagliato che indichi con precisione le date di pubblicazione dei bandi e le modalità di assunzione del personale necessario a rendere operativi i centri famiglia. Le necessità dei nuclei familiari non possono essere subordinate alle lungaggini amministrative o alle dinamiche di partito. La richiesta finale è netta: servono servizi aperti e funzionanti, non promesse future. Il tempo delle attese sembra essere scaduto per chi quotidianamente chiede ascolto e orientamento, e la pressione politica sull’amministrazione comunale è destinata a crescere finché l’ultimo bando non sarà finalmente pubblicato.

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