Usb, no ai tamponi a pagamento, occorre il controllo pubblico

 
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Usb, no ai tamponi a pagamento, occorre il controllo pubblico

La Federazione Regionale USB ha trasmesso una PEC urgente alla Presidente della Regione, Donatella Tesei, all’Assessore competente Luca Coletto ed al Ministro della Sanità Roberto Speranza perché diverse redazioni locali online e su carta stampata, stanno fornendo notizia di laboratori privati che vantano “l’accreditamento e la convenzione” con la Regione dell’Umbria e che pubblicizzano la possibilità nei prossimi giorni di effettuare “un test rapido” a pagamento per rilevare la positività al COVID-19 al costo di 70 Euro a prestazione.
La nota trasmessa è stata inviata per opportuna conoscenza anche ai Prefetti di Perugia e Terni.

Il tutto avverrebbe “in modo molto semplice, si chiama, si risponde ad un questionario sulla condizione fisica e si prende appuntamento. In cinque minuti poi effettuiamo il test immunologico che rivela se ci sono o meno anticorpi nel sangue”. Sempre dalla stampa, abbiamo anche appreso che il test non è stato riconosciuto dal Ministero della Salute come strumento diagnostico.

Tale azione pubblicizzata dai laboratori privati è simultanea all’avvio da parte della Regione di una sperimentazione sulla stessa tipologia di test, sperimentazione che, ovviamente, prevede una cabina di regia pubblica certificata ed istituzionale.

Con la PEC la Federazione ha chiesto quindi un intervento immediato da parte della Regione attraverso gli strumenti in possesso, per la sospensione immediata dell’attività di test diagnostico del COVID-19 nei laboratori privati, siano essi accreditati e convenzionati che non.

Il profilo dell’azione che abbiamo rilevato infatti, oltre ad essere caratterizzato dall’opacità dell’efficacia, nasconde a nostro avviso un’operazione di mercato utile solo a generare profitto ai danni dell’utenza, in una situazione di grave emergenza sanitaria nella quale i cittadini devono necessariamente essere tutelati, sotto ogni punto di vista.

Il servizio sanitario sta vivendo una forte contraddizione: da un lato la sofferenza e l’insufficienza del servizio sanitario pubblico, in cui oggi emergono prepotentemente i limiti della regionalizzazione e dell’aziendalizzazione, oltre che degli innumerevoli tagli effettuati da trent’anni a questa parte, dall’altro lato invece un settore sanitario privato che mette in cassa integrazione per mancanza di “clienti” e la possibilità di poter accedere, previo pagamento (quindi previo profitto) a dei mezzi che la sanità pubblica non può offrire per mancanza di fondi (tipo i tamponi).

Quanti medici e infermieri degli ospedali, che da settimane operano in condizioni pessime, non possono accedere al tampone? Quanti lavoratori sono costretti alla produzione, spesso senza una seria politica di prevenzione messa in campo dalla propria azienda, e che corrono il rischio di divenire untori? Quanti lavoratori dei servizi essenziali non possono accedere a tali servizi e rischiano la propria salute ogni giorno?

In queste settimane abbiamo scoperto il vero valore di una sanità pubblica, di qualità e centralizzata, mentre constatiamo che anche l’emergenza sanitaria è utilizzata come strumento per lo sfruttamento e per il profitto.

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