Sanità Umbria: mobilità passiva in aumento del 24%
L’Umbria emerge come la regione con il maggior incremento nella mobilità sanitaria passiva tra il 2019 e il 2023, registrando una crescita del 24% rispetto al 2019. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), i ricoveri fuori regione sono stati 15.609 nel 2023, per una spesa complessiva di 65,6 milioni di euro. Il saldo tra chi si cura in altre regioni e chi si reca in Umbria per ricevere trattamenti è negativo, con un disavanzo di 24,2 milioni di euro.
Il consigliere regionale del Partito Democratico, Tommaso Bori, definisce questi dati “allarmanti”, attribuendo la situazione a una “gestione disastrosa” da parte della destra negli ultimi cinque anni. “La sanità umbra, una volta benchmark a livello nazionale, rischia di sprofondare ulteriormente in un grave deficit,” ha dichiarato.
Dettagli del rapporto Agenas
L’Umbria ha subito un calo del 18% nel numero di pazienti provenienti da altre regioni, a fronte di un aumento consistente dei propri cittadini che si spostano altrove per ricevere cure, specialmente per malattie neonatali. Nel 2018, la regione registrava un saldo positivo di +4,6 milioni di euro, sceso a +2,9 milioni nel 2019. A partire dal 2020, la situazione è peggiorata, con il segno negativo che ha raggiunto i -8,6 milioni nel 2022 e si è aggravato ulteriormente nel 2023.
L’Umbria è ora segnalata da Agenas come “un caso da monitorare con attenzione”.
Confronti nazionali
A livello nazionale, il rapporto evidenzia uno spostamento significativo di pazienti dal Sud al Nord Italia. Sicilia e Campania guidano la classifica per mobilità sanitaria in uscita, con rispettivamente 142 milioni e 235 milioni di euro di spese verso altre regioni, principalmente Lombardia ed Emilia-Romagna. Tuttavia, la Campania ha migliorato le sue performance, con una spesa pro capite inferiore rispetto a regioni come il Molise, che combina alti tassi di mobilità in uscita con una buona capacità di attrazione.
Anche la Lombardia registra un saldo negativo di circa 200 milioni di euro, dovuto ai trasferimenti verso regioni limitrofe.
Critiche politiche e proposte
Secondo Bori, questi dati mettono in luce una necessità urgente di riformare il sistema sanitario regionale. “Serve un’operazione verità sulle liste d’attesa e sui conti,” ha affermato, sottolineando l’urgenza di invertire la tendenza attraverso una gestione più trasparente e attenta delle risorse.
Bori ha inoltre evidenziato che la diminuzione dei pazienti che scelgono di curarsi in Umbria è il risultato di un calo nella qualità percepita dei servizi offerti. “Gli umbri sono stati costretti dalla destra a cercare altrove le risposte che una volta trovavano nella nostra regione,” ha concluso.
Prospettive future
L’amministrazione regionale si trova ora di fronte alla sfida di recuperare la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario locale. Gli esperti suggeriscono misure come:
Riduzione delle liste d’attesa per interventi e diagnosi.
Investimenti in strutture ospedaliere e tecnologie mediche avanzate.
Programmi di attrazione dei pazienti, con l’obiettivo di migliorare il saldo della mobilità sanitaria.
La questione della mobilità passiva è cruciale per il futuro del sistema sanitario umbro, che deve tornare a essere un modello di efficienza e accessibilità per i suoi cittadini.

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