Prima la pandemia, ora la fuga: migliaia i medici che lasciano gli ospedali

Prima la pandemia, ora la fuga: migliaia i medici che lasciano gli ospedali. Nasce Osservatorio per la “Great Resignation” in sanità

Prima la pandemia, ora la fuga: migliaia i medici che lasciano gli ospedali

Prima la grande pandemia, ora la grande fuga. E’ quanto sta accadendo negli ospedali italiani: migliaia di medici e infermieri hanno scelto di appendere il camice al chiodo, anticipando la pensione oppure migrando verso più “tranquille” cliniche private.


Fonte Ufficio Stampa
Consulcesi


A far scattare la molla della “fuga” è perlopiù il problema dei turni massacranti, turni di lavoro infiniti per sopperire alla carenza cronica di personale. Problema annoso che la pandemia non ha fatto altro che esacerbare. Almeno stando alle segnalazioni che arrivano a Consulcesi, network legale a sostegno degli operatori sanitari, che proprio per monitorare il fenomeno ha deciso di creare un vero e proprio Osservatorio degli operatori sanitari in fuga.

“In realtà la grande fuga dagli ospedali è già iniziata da tempo”, riferisce Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi.” Dai dati del Conto Annuale del Tesoro che fanno riferimento al 2019, risulta che il 2,9% dei medici ospedalieri ha deciso di dare le dimissioni.

“Un’emorragia che pare essersi aggravata, specialmente in alcuni settori come quello dell’emergenza, dove il problema dei turni massacranti è certamente più evidente”, sottolinea Tortorella. Tanto che lavorare nei reparti d’urgenza sta perdendo completamente il suo appeal: secondo le stime della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza, solo nel biennio 2020/2021 il 18 per cento degli studenti ha abbandonato il percorso di studi.

Il fenomeno della “Great Resignation”, la grande dimissione, segnalato negli Stati Uniti sta raggiungendo numeri allarmanti in sanità. “Il nostro Servizio Sanitario Nazionale sta perdendo attrattiva: le condizioni di lavoro non sono adeguate e gli operatori sanitari non ci stanno più”, dice Tortorella. “Comprendere e monitorare questo fenomeno diventa di fondamentale importanza per il futuro della sanità italiana ed è per questo che abbiamo deciso di mettere in piedi un osservatorio dedicato a questo scopo”, aggiunge. In particolare, l’obiettivo è quello di portare all’attenzione delle istituzioni, con numeri in mano, le dimensioni di questa grande fuga.

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“E’ inaccettabile che ancora oggi non si sia fatto nulla per mettere fine al problema dei turni massacranti”, sottolinea Tortorella. Già più di dieci anni fa l’Unione Europea ha bacchettato l’Italia per il mancato rispetto della direttiva 2003/88/CE che promuove il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori e che stabilisce un orario settimanale massimo di 48 ore, compreso lo straordinario, e un periodo di riposo giornaliero di 11 ore consecutive.

Pur recependo tale direttiva, dal 2008 al 2015 l’Italia ne ha vanificato gli effetti attraverso due diverse normative del 2008 che avevano efficacia solo per gli operatori sanitari. Il 25 novembre 2015 l’Italia si è infatti adeguata, ma solo formalmente, perché nei fatti le violazioni persistono. Per il periodo precedente a questa data è stato possibile chiedere il rimborso – oltre 80.000 euro per 6 anni di lavoro. Sono già tanti i medici e i sanitari che si sono rivolti al network legale di Consulcesi, che dal canto suo ha fatto partire le prima diffide.

“Non lasceremo mai soli i nostri operatori sanitari, gli eroi che continuano a proteggerci dal grande nemico, il Sars-CoV-2, e da tutte le altre malattie che minacciano la salute dei cittadini”, sottolinea Tortorella.

Consulcesi mette a disposizione un servizio di consulenza gratuita per avere informazioni sulla possibilità di intraprendere un’azione legale e tutelarsi tramite diffida per preservare i propri diritti, contattando l’800.122.777 oppure direttamente attraverso il sito www.consulcesi.it.

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