Policlinico Milano, Pesenti, per vaccino Coronavirus, ancora due anni

 
Chiama o scrivi in redazione


Policlinico Milano, Pesenti, per vaccino Coronavirus, ancora due anni

Policlinico Milano, Pesenti, per vaccino Coronavirus, ancora due anni

“Per il vaccino ci vorranno ancora due anni, dobbiamo solo stare a casa adesso”. Lo dice ad Agora’ Antonio Pesenti, direttore del dipartimento anestesia e emergenze del policlinico di Milano.  E ieri, intanto, su questa terribile piaga dell’umanità è tornato il professor Roberto Burioni, ordinario di virologia e microbiologia dell’Università San Raffaele di Milano. [DIRE]

Ad AdnKronos ha detto che sbagliano quelle persone che non rinunciano all’aperitivo, alla partitella con gli amici o all’appuntamento domenicale con il mercato romano di Porta Portese. “La gente deve capire che deve stare a casa, altrimenti non ne usciamo. E deve farlo in tutta Italia, non solo nelle aree più colpite“.

“Possiamo vincere – continua il virologo – solo se le persone si responsabilizzano. Questo virus si trasmette con i contatti umani, quindi andare al cinema, in palestra, al mercato non va bene. Bisogna uscire solo per le cose importanti. E rispettare le indicazioni sull’igiene delle mani e sul fatto di stare ad almeno un metro di distanza dagli altri. Non minimizziamo i rischi del nuovo coronavirus, che non è un’influenza. E dobbiamo attenuare questa epidemia. Anche perché altrimenti – avverte Burioni – il pericolo non riguarderà solo le persone infettate da Covid-19, ma anche chi magari ha un incidente e in ospedale rischia di non trovare assistenza”.

Quanto alla speranza che la primavera si riveli nemica di Covid-19, “l’arrivo della stagione più calda potrebbe rallentare la diffusione del coronavirus – sostiene – e questa potrebbe essere una speranza dei prossimi mesi. Ma è una speranza, dividiamola dalle certezza – ammonisce Burioni, che al tema dedica anche un video su ‘Medical Facts’ – E fino ad allora dobbiamo cercare di ridurre i contatti sociali al minimo”.

Non tutti i virus si trasmettono allo stesso modo nelle diverse stagioni, è il caso dell’influenza. Noi – avverte Burioni – cosa fa questo coronavirus non lo sappiamo, ma possiamo sperare che con l’arrivo del bel tempo si trasmetta molto meno“.

Il caldo potrebbe infatti favorire l’evaporazione delle goccioline di saliva, attraverso le quali si diffonde il virus. Ma “in attesa della bella stagione oggi dobbiamo rallentare l’epidemia. Il destino è nelle nostre mani. Il virus si trasmette attraverso i contatti personali, e dobbiamo ridurli al minimo. Tutto quello che non è indispensabile dovremmo avere la forza di non farlo più. Ma dobbiamo tenere duro perché queste settimane sono decisive e non dobbiamo mollare, alla fine possiamo vincere“.

E il vaccino israeliano?

Gli studiosi israeliani, scrive La Stampa. starebbero lavorando a un prodotto “figlio” di un vaccino già sviluppato contro un coronavirus che colpisce il pollame. Il meccanismo di infezione usato dai due virus sarebbe lo stesso, e proprio questa scoperta – spiegano dall’Istituto – “aumenta la probabilità di ottenere un vaccino umano in breve tempo“. Dopo le modifiche genetiche necessarie per adattarlo al Covid-19, i ricercatori sarebbero ora in attesa delle approvazioni di sicurezza per poter eseguire test in vivo e avviare la produzione.

Secondo il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, il vaccino costerà 900 milioni di dollari dall’inizio degli studi in laboratorio al momento in cui la formulazione sarà pronta all’utilizzo. Per l’Oms sono in tutto 20 i prototipi allo studio. Quanto ai tempi, “mediamente sono necessari 1-2 anni per arrivare alla fase finale di sviluppo di un vaccino, ma molto dipende dal momento in cui è disponibile la sequenza virale. Nel caso del SarsCov2 – afferma il presidente di Farmindustria – la sequenza del virus è stata subito resa disponibile dalla Cina e, dopo, il nuovo virus è stato anche isolato e sequenziato in Italia, con un’aggiunta di informazioni e conoscenze”.

Ciò significa, sottolinea, “che si è iniziato a lavorare ad un vaccino molto presto ed ora si è già molto avanti, tanto che alcuni prototipi potrebbero arrivare alla fase dei test clinici sull’uomo entro pochi mesi“. E’ però chiaro, precisa, che i “successivi tempi di produzione su larga scala saranno più lunghi ed implicheranno ulteriori costi”.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*