Lotta al covid, la pillola di Pfizer: «È efficace fino al 90%»

Dopo Merck anche Pfizer ha concluso la sperimentazione clinica: si chiamerà Paxlovid e andrà presa entro tre giorni dall'inizio dei sintomi

Lotta al covid, la pillola di Pfizer: «È efficace fino al 90%»

Lotta al covid, la pillola di Pfizer: «È efficace fino al 90%»

L’annuncio arriva il giorno dopo che il Regno Unito ha, per primo, autorizzato la pastiglia di Merck. Anche a casa Pfizer è pronta la pillola antivirale sperimentale contro il Covid-19, che – questi i dati straordinari presentati dall’azienda ieri – riduce i tassi di ricovero e morte di quasi il 90%. Una percentuale così alta di successo da convincere il panel di esperti indipendenti che monitorava lo studio a interrompere in anticipo la sperimentazione.


L’azienda dunque chiederà «il prima possibile» alla Food and Drug Administration negli Usa e ad altri enti regolatori l’autorizzazione a metterla in commercio. Un risultato importantissimo secondo il presidente Biden, che ha salutato con soddisfazione la notizia: «Stiamo accelerando verso l’uscita dalla pandemia». Ma come funziona la pillola di Pfizer? Nei risultati preliminari dello studio su 775 persone adulte, i pazienti che hanno assunto il farmaco assieme a un altro antivirale hanno visto ridursi il tasso combinato di ricovero e morte dell’89% in un mese, rispetto a chi ha assunto un placebo.

Meno dell’1% è stato ricoverato e nessuna persona è morta. Nel gruppo di controllo, invece, il 7% è stato ricoverato e i decessi sono stati sette. Le persone partecipanti non erano vaccinate, avevano sintomi medimoderati ed erano considerate ad alto rischio per problemi di salute come obesità, diabete e malattie cardiache. Il trattamento è iniziato tra terzo e quinto giorno dalla comparsa di sintomi ed è durato cinque giorni. Pfizer ha reso noti pochi dettagli sugli effetti collaterali, precisando solo che i tassi sono simili tra i due gruppi, circa il 20%.

 

1 Commento

  1. Ottimo. Però giusto per la cronaca, contrariamente a quello che sostiene una specie di imbonitore chiamato brindisi, c’ è un Nobel giapponese e non solo lui, che garantisce gli stessi risultati utilizzando una molecola antica, disponibile ed a buon mercato. Chi vivrà vedrà.

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