HIV in Umbria: incidenza in crescita, aumenta Aids, la regione è al secondo posto
HIV in Umbria – Nel 2023, l’Umbria si è confermata tra le regioni italiane con il maggior tasso di nuove diagnosi di HIV, con un’incidenza di 5 casi ogni 100.000 residenti, pari al dato dell’Emilia-Romagna e subito dietro al Lazio (5,5). Lo riferiscono i dati aggiornati dal Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che evidenziano un ritorno ai livelli pre-pandemia, con un totale di 2.349 nuove diagnosi a livello nazionale, in aumento rispetto alle 2.140 del 2022.
La fascia maggiormente colpita è quella dei maschi tra i 30 e i 39 anni, mentre si registra un incremento delle diagnosi tardive, con oltre il 40% dei casi rilevati in fase avanzata, quando i linfociti CD4 sono inferiori a 350.
Distribuzione regionale e incidenza
Oltre al primato del Lazio, l’Umbria si posiziona ai vertici dell’incidenza insieme all’Emilia-Romagna, seguita da regioni come Lombardia e Piemonte, dove i tassi risultano più contenuti. Questo trend si collega a un generale aumento delle infezioni a trasmissione sessuale, in particolare tra i giovani, sottolineano gli esperti.
Diagnosi tardive in aumento
Dal 2015, si registra una crescita continua delle diagnosi effettuate in fase avanzata. Nel 2023, due terzi degli eterosessuali e più della metà degli uomini che hanno rapporti con altri uomini (MSM) hanno scoperto la sieropositività quando il sistema immunitario era già compromesso. “Questi dati indicano una carenza nella sensibilizzazione e nell’accesso al test”, ha dichiarato Barbara Suligoi, direttrice del Centro Operativo AIDS.
Il motivo principale di accesso al test è rappresentato dai sintomi correlati all’HIV o da patologie associate, che hanno riguardato il 35% dei casi. Seguono i comportamenti sessuali a rischio (19,6%) e i controlli di routine o screening, che hanno portato alla scoperta della sieropositività nel 12,3% dei casi.
Le nuove diagnosi di AIDS
Le diagnosi di AIDS sono aumentate, passando da 444 nel 2022 a 532 nel 2023, sebbene rimangano inferiori rispetto al dato del 2019 (647 casi). La diffusione di terapie antiretrovirali efficaci ha ridotto la gravità della malattia, ma non deve diminuire l’attenzione sul tema. “L’AIDS non è più l’emergenza sanitaria di un tempo, ma la prevenzione rimane cruciale, soprattutto tra i giovani”, ha sottolineato Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS.
Azioni necessarie
L’ISS ribadisce l’importanza di campagne di sensibilizzazione, con focus sull’educazione sessuale e sull’accesso ai test diagnostici, in particolare per le fasce più giovani della popolazione. “Bisogna lavorare su consapevolezza e prevenzione per ridurre il numero di infezioni e garantire diagnosi precoci”, ha concluso Suligoi.
La situazione dell’Umbria e delle altre regioni con alta incidenza richiama l’urgenza di rafforzare le iniziative di prevenzione e di accesso facilitato ai test per limitare il contagio e contenere l’avanzamento della malattia.

Commenta per primo