Dalle parole ai fatti, si ridisegni la Rete Oncologica Regionale

 
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Tumore al seno, Rulli: "Incremento del 15 per cento, ma mortalità ridotta"
Tumore al seno, Rulli: "Incremento del 15 per cento, ma mortalità ridotta"

Dalle parole ai fatti, si ridisegni la Rete Oncologica Regionale

Comunicato congiunto di: Prof. Antonio Rulli  Prof. Angelo Sidoni Prof.ssa Cynthia Aristei

Mai avremmo potuto immaginare che, nel 2020, vi potesse essere una rappresentazione così semplicistica di quella che dovrebbe essere la Rete Oncologica Regionale in Umbria, come riportato su tutti i mass media, per fortuna, locali. Ma, purtroppo, è quanto hanno fatto i Responsabili della stessa rete.

Con la costituzione della Rete Oncologica Regionale, 2008, si sarebbe dovuta realizzare in pieno la strategia della multidisciplinarità basata sul prevedere, fin dall’inizio del percorso assistenziale, il coinvolgimento di tutte le figure professionali interessate. L’importanza di questo concetto è ribadita anche dalla letteratura internazionale (“Policy statement on multidisciplinarycancer care” European Journal of Cancer del 2014).

Multidisciplinarietà perché, oggi, nessuna figura professionale, da sola, riuscirebbe a trattare il malato neoplastico, ma radiologi, patologi, chirurghi, oncologici medici, oncologi radioterapisti, medici nucleari, fisioterapisti e psicocologi, in simbiosi, valutano e decidono quale sia il miglior approccio per il singolo paziente.

La Rete Oncologica Regionale, in 12 anni dalla sua costituzione, non ha brillato per attivismo e la sua direzione è stata appannaggio politico degli oncologi medici. Per semplificare, se analizziamo le neoplasie della mammella abbiamo, in Italia per il 2019, 53.500 nuovi casi anno con una mortalità che l’Istat per il 2016 descrive in 12.760 morti.

Si è abbassata l’età di insorgenza della malattia: circa il 40% delle donne che vengono operate sono fuori dalla fascia dello Screening Mammografico. Esiste lo screening opportunistico che ingolfa il sistema della diagnostica senologica, spesso realizzato su donne a basso rischio, che consuma tempo e denaro. Sottovalutata la Prevenzione Primaria: lotta all’obesità, abitudini riproduttive, alcune terapie ormonali.

In Umbria abbiamo un aumento significativo dell’incidenza con una lenta riduzione della mortalità. Buon controllo da parte del SSR in Umbria che va mantenuto e soprattutto migliorato: 86,20% sopravvivenza a 5 anni in Umbria rispetto all’86% dell’Italia.

Occorre quindi che, tutti insieme, si passi dalle parole ai fatti e si ridisegni la Rete Oncologica Regionale, non sulle carenze organizzative della sola Oncologia Medica perugina, ma di tutte le strutture coinvolte che, forse, hanno carenze di personale e strumentazioni maggiori.

Dopo quello che abbiamo subito nel 2019 per lo scandalo della sanità è venuto il momento, per tutti, di rimboccarsi le maniche, parlare poco e costruire molto: assistenza di qualità, formazione dei giovani che potrebbero avere la possibilità di essere assunti prima del termine del Corso di Specializzazione e, soprattutto Ricerca. Il Prof. Umberto Veronesi ripeteva sempre che “si cura meglio dove si fa ricerca”. Operatori sanitari, docenti e politici dovrebbero loro stessi fare “Rete”.

Questo è il messaggio che vogliamo inviare alla classe dirigente, politica e universitaria, come medici che tutti i giorni combattono per continuare ad offrire ai propri pazienti prestazioni di un elevato standard qualitativo.

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