Covid, contagio più pesante in provincia di Perugia

 
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Covid, contagio più pesante in provincia di Perugia

Preoccupa l’incidenza del Covid in provincia di Perugia, tanto che non viene esclusa l’eventualità di una variante locale del virus. L’incidenza dei casi Covid ogni 100 mila abitanti è il dato al momento sotto maggiore osservazione da parte della Regione Umbria per monitorare l’andamento della pandemia.

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A preoccupare, come detto, è soprattutto il Perugino. Le province di Perugia e Terni – da quanto emerge dal nuovo rapporto settimanale del Nucleo epidemiologico regionale – avevano un andamento molto simile fino alla fine di dicembre (dato all’incirca comune, intorno a 144 casi) per poi cambiare, decrescendo per Terni e salendo per Perugia fino ad arrivare alla situazione attuale. Così, nella settimana dal 18 al 24 gennaio, la provincia di Terni ha una incidenza di nuovi casi per 100 mila abitanti bassa (69,81), mentre in quella di Perugia l’incidenza è nettamente più alta (234,11). Per una media umbra di 191,92: vicino quindi più al dato perugino anche perché è la provincia più popolata.

E’ il dottor Massimo D’Angelo, il nuovo Commissario per la gestione dell’emergenza Covid-19 in Umbria: lo ha reso noto l’assessore alla Salute della Regione Umbria, Luca Coletto, durante la conferenza stampa settimanale con al centro l’aggiornamento sull’andamento epidemiologico in Umbria.

Nel corso dell’incontro –  presenti oltre all’assessore Coletto, anche il direttore regionale alla Salute, Claudio Dario e il commissario D’angelo – il dottor Mauro Cristofori e la dottoressa Carla Bietta, del Nucleo epidemiologico regionale, hanno tracciato l’andamento della situazione in Umbria (ndr. slide in allegato).

Il commissario D’Angelo fornendo i dati sulle strutture residenziali, che al 27 gennaio contano 131 operatori e 167 ospiti positivi, ha posto l’accento sull’importanza, in particolare per gli operatori delle Rsa, di adottare giusti comportamenti per proteggere gli ospiti delle strutture in cui operano.

“Ciò deve valere – ha detto d’Angelo – anche dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino, perché se è vero che il vaccino protegge, è altrettanto vero che non bisogna abbassare la guardia e abbandonare quelle regole comportamentali che restano fondamentali”.

In riferimento a possibili varianti del Sas-Cov 2 in Umbria, il direttore Dario e il commissario hanno spiegato che i tamponi positivi nell’iter generale vengono trasferiti all’Istituto superiore di sanità che effettua un sequenziamento per motivi di studio con conseguenti tempi di risposta più lunghi, mentre “abbiamo ritenuto – ha detto D’Angelo – di intervenire con il carattere dell’urgenza ad un sequenziamento da parte delle strutture regionali, per poi adottare modelli di gestione opportune. Quindi, oltre ad una valutazione delle caratteristiche sociali, che ci può spiegare il perché il virus si è sviluppato in un’area, si potrà aggiungere anche il sequenziamento del virus stesso”.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento dei vaccini è stato reso noto che il 2 febbraio dovrebbero arrivare 4 vassoi Pfizer, di cui 1 sarà utilizzato per il completamento vaccinale dei soggetti a cui è stata somministrata la prima dose, mentre l’8, il 15 e il 22 perverranno altri 21 vassoi. Questo ci permetterà un totale di 28 mila dosi, quindi un ciclo completo per coprire 14 mila persone. Del vaccino Moderna invece, l’8 e il 22 si attendono 9500 dosi di vaccino e si procederà secondo piano nazionale e regionale di intervento vaccinale, ovvero le categorie di soggetti previsti nella Fase1, che comprende anche gli ultraottantenni. Ci atterremo al Piano e in proposito – ha proseguito D’Angelo – è di questi giorni uno studio della Fondazione Gimbe che ha evidenziato che la Regione Umbria è la più appropriata nella somministrazione del vaccino alle categorie previste”.

Il direttore Dario ha poi sottolineato che “non è la numerosità dei vaccini a preoccupare, ma il vero problema è l’arrivo dei vaccini e la possibilità di pianificarne la gestione”.

Dopo aver ribadito la necessità delle Regioni di definire con il Governo protocolli chiari per la cura e avere certezze sull’arrivo delle dosi di vaccino, l’assessore Coletto relativamente alle scuole, ha detto che “è inevitabile che ci sia preoccupazione per una nuova impennata dei contagi. Il problema – ha spiegato – non è la ripresa dell’attività didattica in se stessa, ma la possibilità che si creino assembramenti e poi la situazione dei trasporti. Servirebbe quindi, una programmazione e risorse da parte del Governo per riaprire le scuole in sicurezza”.

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