Coronavirus, Peltristo: “Chiudere tutto e subito, aperti solo alimentari e farmacie”

 
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Coronavirus, Peltristo: “Chiudere tutto e subito, aperti solo alimentari e farmacie”

“Chi va in giro non ha ancora capito in che situazione siamo”. E lo sfogo di un medico su La 7 che dice: “Chi viene intubato guarda in faccia me e non quelli che parlano al governo. Guardano in faccia me e l’ultimo che ho intubato, mi ha guardato in faccia e si è messo a piangere”.

Uno sfogo condiviso da Augusto Peltristo, dipendente della farmacia Luciani. “La gente deve capire e anche i governanti devono capire che qui bisogna chiudere tutto, tutto – ha detto Peltristo. Devono rimanere solo i beni di prima necessità e le farmacie, anche lì con limitazioni severe. La gente non deve girare più. Bisogna ridurre al massimo i contagi – ha spiegato alzando il tono della voce -. Il sistema sanitario nazionale è al collasso, e non c’è solo il coronavirus, ci sono anche anche altre malattie che non possono essere trascurate, da infarti a ictus o trombosi. Siamo in difficoltà – dice – medici, infermieri e tutto il personale sanitario è in difficoltà perché lavora sopra le forze, con strumenti, dispositivi preventivi non idonei, a volte mancano. Non è una cosa impossibile da fare. La gente deve capire che deve stare a casa perché siamo in emergenza. Per far questo bisogna chiudere tutto, tutto e non è detto che non sia tardi. Bisogna chiudere tutto. La gente non deve andare in giro. Chiudere tutto e dare garanzie per i lavoratori e per le imprese che non possono lavorare, ma immediatamente, immediatamente”.

Molti non hanno capito la gravità. Peltristo poi aggiunge: “Tanti rischiano la vita, da chi opera negli ospedali, a chi si ammala. Ancora c’è tanta, troppa gente che gira. Solo i servizi essenziali che sono pochi: da alimentazione, a sanità e poi smaltimento rifiuti. Gli uffici comunali posso stare chiusi e fare online e poi l’ordine pubblico. Fermarci 15 o 20 giorni completamente e poi tornare alla normalità non sembra un sacrificio enorme, per qualcuno forse sì, ma è un sacrificio minimo. Ne vale la vita delle persone, di tutte le persone e dei nostri cari. E poi – conclude – quando non ci sarà più posto negli ospedali, chi scegliamo di salvare, il più anziano o il più giovane, quello ha meno patologie e quello più grave lo lasciamo morire? Dovete stare a casa”.

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