Scienziato Ferrari, Covid insegna che o ci salviamo tutti o nessuno

 
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Scienziato Ferrari, Covid insegna che o ci salviamo tutti o nessuno

“Non è solo un problema della scienza, serve nuovo modello di mercato contro diseguaglianza cure’

“Con Covid è chiaro che o tutti siamo al sicuro o non lo è nessuno. E questo è il modello che deve essere utilizzato per tutte le altre malattie. Covid-19 ci dà l’occasione di focalizzarci sulla necessità di agire sulle diseguaglianze in fatto di cure”. Ne è convinto Mauro Ferrari – ‘cervello italiano negli Usa, uno dei maggiori esperti di nanotecnologie e presidente e Ceo del Houston Methodist Research Institute, Texas – intervenuto al webinar dedicato ai 12 giovani ricercatori vincitori del ‘Premio Fondazione Roche’ e per il lancio del bando 2020 dello stesso concorso.

“E’ una tragedia – ha spiegato – che i farmaci di punta e i sistemi di assistenza principali, i più aggiornati, siano disponibili per una frazione molto piccola della popolazione umana. Questo non è un problema della ricerca o della scienza. E’ un problema di metodologie di mercato. C’è bisogno di modelli nuovi che integrino la conoscenza e la capacità di tradurre la conoscenza in prodotto, come fanno le industrie, con modelli di distribuzione che siano equi, giusti. E’ una questione che nessuno ancora ha risolto ma che, con questa emergenza pandemica, è divenuta chiarissima”.

Più in generale lo scienziato ha spiegato che è necessario investire sulla scienza perché “l’unica soluzione stabile contro la diseguaglianza è la conoscenza. Una volta che il genio esce dalla lampada non si può più rimetterlo dentro. La formazione crea opportunità, crea crescita. Ed è un modo irreversibile per portare giustizia in questo mondo”.

Ferrari ha poi raccontato il suo percorso di ricerca e, ai giovani ricercatori premiati, ha consigliato: “Non abbiate paura di sbagliare, se si procede per non fare mai sbagli non si riesce a fare niente di importante. Ricordatevi di non fare le cose solo per voi stessi, altrimenti si molla alle prime cadute. Noi scienziati siamo ‘al servizio’, con l’orgoglio di esserlo” .

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