Tommaso Bori si candida a segretario regionale del Pd Umbria

 
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Tommaso Bori si candida a segretario regionale del Pd Umbria

Tommaso Bori si candida a segretario regionale del Pd Umbria

Tommaso Bori, capogruppo Pd nella Assemblea Regionale dell’Umbria, si candida alla corsa per diventare segretario regionale del Partito Democratico. La sua candidatura è arrivata nel corso della iniziativa “Insieme, voltiamo pagina” che si è tenuta a Foligno, promossa anche dai consiglieri regionali Simona Meloni e Michele Bettarelli.

«La mia non è una candidatura di un singolo per interessi personali e in cerca di un altro incarico, ma della collettività – ha detto all’Agenzia Nazionale di Stampa Associata -, abbiamo un progetto intorno al quale ricostruire il partito. Il congresso non sarà un traguardo ma un inizio, rappresenterà il taglio del nastro. Il lavoro comincerà il giorno dopo. Se verrò eletto faremo una conferenza programmatica, per parlare a tutti gli umbri, e una organizzativa, perché il Pd dopo un anno e mezzo di commissariamento non ha più una struttura”.

  • Tommaso Bori è un medico è di Perugia ed ha 34 anni.

«Non vogliamo essere solo opposizione alla destra che governa la Regione e molti Comuni – ha detto ancora- ma realizzare un progetto credibile e duraturo. Che punti alla tutela della salute e alla valorizzazione della sanità pubblica, della scuola e dell” Università, che garantisca il diritto allo studio, al lavoro e al sociale. Il Recovery fund deve rappresentare un” opportunità di crescita, un ” piano Marshall per l” Umbria».

Riguardo alle altre candidature che si stanno delineando, Bori auspica che queste si concretizzino.

«Una candidatura unica – sottolinea – sarebbe un brutto segnale per il Pd. Sono assolutamente contrario – conclude Bori – a un finto partito unanime ma serve un confronto per una vera unità d” intenti».

Una controindicazione, forse c’è in tutto questo – ma poi neanche tanto – ed è quella di accorpare le cariche, eventualmente segretario del Partito e Capogruppo al “Parlamentino”:


La miccia del dibattito nel Partito democrativo l’aveva accesa il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti e nel botta e risposta entrò subito Tommaso Bori secondo cui il Pd “esiste e resiste” in Umbria. Ha fiducia il medico perugino ed è, evidentemente convinto di avere la “cura” per quel malato che è diventato il Partito, ma che secondo lui può far forza ancora sui giovani, su uomini e  donne che continuano a crederci. La voglia di riscatto, potrebbe essere quindi il suo credo principale, convinto com’è che ci siamo ancora tanti umbri e umbre che vogliono ritrovare la strada di casa del Pd.

Certo avrà il suo bel daffare Bori per far scrollare di dosso ciò che resta di un passato, recente, dove il partito aveva sofferto di divisioni, correntismi, personalisimi…fino all’epilogo che ha terremotato l’Umbria del Centrosinistra consegnandola alla Destra che ora è al Governo.

La sintesi è che già dal Congresso si dovrà vedere il protagonismo delle idee e delle proposte per l’Umbria del domani. Certo è che se si dovesse consumare sul “solito” via vai di nomi e futuri incarichi sarebbe da strapparsi i capelli, chi ce l’ha.

La tentazione principale da evitare, quindi, sarà quella delle correnti, mai morte e le abbiamo riviste in questi “pandemici” mesi. Niente più direttori d’orchestra quini, niente più armate pronte a seguire alla cieca il capo, convinto com’è Bori che nel Pd, o lì vicino, ci siano ancora menti, intelligenze e teste pensanti, che possano dar vita ad una rigenerazione del Partito democratico dell’Umbria.

Per un lungo periodo e tanto a lungo i sindaci e gli amministratori si erano lamentati che il Partito li aveva dimenticati o, peggio ancora, abbandonati. Tommaso Bori vuole, invece, chiamarli uno ad uno e tutti insieme, perché convinto ch’essi siano la principale interfaccia tra cittadini e Partito.

Che non commetta, il giovane Pd, l’errore già commesso da altri prima di lui ai dimenticarsi di scendere direttamente in campo sui territori. E nel fare questo, non commetta l’errore fatto da altri, nell’imporre volontà e e pensieri che non siano frutto di un robusto confronto con gli umbri e i territori.

Basta con i radical chic e basta con la politica autoreferenzialista, gli effetti nefasti il Pd li ha provati tutti sulla sua pelle.

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