Revenge porn, tutelare le vittime della diffusione illecita di immagini

 
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Revenge porn, tutelare le vittime della diffusione illecita di immagini

“Prevenzione del fenomeno della diffusione non consensuale di immagini e video sessualmente espliciti, sostegno delle vittime, diffusione della cultura del rispetto della dignità della persona”. È quanto dichiara il capogruppo del Partito democratico, Tommaso Bori, annunciando la presentazione di una proposta di legge sul revenge porn (letteralmente ‘pornografia della vendetta’) sottolineando che si tratta di una “norma di civiltà di cui l’Umbria potrebbe vantarsi”.

“Il disegno di legge ‘Norme a tutela delle vittime della diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti (revenge porn)’ – spiega Bori – ha tra le sue finalità la prevenzione del fenomeno del revenge porn, il sostegno delle persone vittime dei reati, la diffusione della cultura del rispetto della dignità della persona e dei sentimenti relativi alla sfera dell’affettività e della sessualità.

Il pdl propone diversi interventi tra cui campagne di sensibilizzazione e di informazione, anche in collaborazione con il terzo settore; campagne informative ed azioni di sensibilizzazione dirette ai media per diffondere modelli positivi di relazioni intime fondate su una maggiore consapevolezza e sicurezza di sé e sul rispetto degli altri; una specifica formazione degli operatori ed operatrici dei servizi sociali e sanitari; attività di supporto psicologico, con Asl e centri anti violenza, a favore e a tutela delle vittime; specifici progetti ed interventi nelle scuole, anche rivolti a docenti e famiglie, di educazione all’affettività e ai sentimenti; programmi di reinserimento sociale professionale delle vittime; un costante monitoraggio dei dati. Inoltre la proposta di legge prevede che la Regione sostenga i soggetti del terzo settore che svolgono attività di prevenzione, di assistenza e tutela legale, nonché di sostegno psicologico in favore delle vittime del reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. La Giunta deve stabilire i requisiti, i criteri e le modalità dei soggetti del terzo settore per accedere ai contributi”.

“Il revenge porn – prosegue Bori – indica la divulgazione non consensuale, dettata da finalità vendicative, di immagini intime raffiguranti l’ex partner, andando in tal modo a ledere la privacy, la reputazione e la dignità della vittima. Il revenge porn, infatti, è la pratica, sempre più diffusa nella rete, che consiste nella pubblicazione, o nella minaccia di pubblicazione, anche a scopo di estorsione, di fotografie o video che mostrano persone impegnate in attività sessuali o in pose sessualmente esplicite con i genitali esposti e in cui quello che si vede non era stato ritratto per essere mostrato in pubblico. Quindi il materiale è caratterizzato dall’assenza di consenso della persona interessata, spesso in risposta alla chiusura di una relazione e dunque per vendetta di ex coniugi, compagni/e o fidanzati/e.

La maggior parte delle vittime è comunque di genere femminile. Si tratta di un fenomeno umiliante e lesivo dell’immagine e dignità, che può condizionare la vita delle vittime anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali”.

“Questa azione – continua Bori – è riconosciuta come reato in Germania, Israele e Regno Unito, e in trentaquattro Stati degli Usa. Il revenge porn è un crimine silente e da poco regolato in Italia dove a luglio del 2019, con una legge specifica, è stata introdotta tale fattispecie di reato nel codice penale. Una realtà affacciatasi nelle società moderne – conclude – con l’avvento di internet e social media, che costituiscono il canale prioritario per la sua concretizzazione. Parlare di revenge porn, è diventata un’esigenza e una questione sociale su cui ormai non si può più tacere”.

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