PCI, Perugia contro guerra e neo liberismo, così il senatore Leonardo Caponi
“La nostra lista ‘Pci, Perugia contro guerra e neoliberismo’ – ha detto il candidato a Sindaco Leonardo Caponi presentandola al pubblico ed alla stampa, vanta due particolarità positive, che la distinguono dalle altre: quella di essere una lista multietnica e multiculturale e quella di avere come capolista un palestinese (il dott. Nidal Abu Qwevaider, chirurgo presso l’ospedale di Branca) componente della numerosa comunità palestinese che, da molti decenni ormai è integrata, vive e lavora nella nostra città. Nidal – ha proseguito Caponi – costituisce la plastica rappresentazione della vicinanza, della solidarietà e del sostegno che noi siamo impegnati a portare verso il popolo di Palestina che è oggi vittima di un vero e proprio genocidio perpetrato con cinismo, arroganza e insensibilità umana e politica (insensibilità anche nei confronti dei richiami della comunità internazionale) dallo stato di Israele nei suoi confronti”.
“La nostra lista – ha detto ancora l’ex senatore – conta nove candidati/e di nazionalità diverse (rumena, equadoriana, camerunense, albanese, greca, palestinese come detto, tra le quali alcune giovanissime) che sono le componenti maggioritarie degli stranieri che vivono a Perugia che sono quasi 20 mila, rappresentando il 15% dell’intera popolazione della città. E’ un modo – ha aggiunto Caponi – per dare corpo a quella di visione di Perugia ospitale, multietnica, affacciata sul mondo e aperta a culture diverse, che noi immaginiamo e vogliamo, non a parole in caso di vittoria elettorale, costruire. Noi rifiutiamo l’idea che guardare e pronunciarsi sui fatti del mondo e lottare concretamente per risolvere le crisi internazionali e contro la guerra non sia ‘roba da programma comunale’. Come se Perugia stesse sulla luna e la vita nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti attenesse ad una’altra, separata, categoria del pensiero e dell’azione. A noi – ha concluso Caponi – non basta una vuota e retorica declamazione della pace. Vogliamo intervenire sulle cause vere della guerra. Vogliamo che siano interrotte le fornitura militari all’Ucraina, che si apra subito una trattativa sotto egida internazionale, che l’Italia esca dalla Nato e dia i soldi ai Comuni per i beni sociali invece che produrre armi”.

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