Meloni difende l’Umbria: stop criteri che dividono l’Italia

Meloni difende l’Umbria: stop criteri che dividono l’Italia

Comuni montani, riforma Calderoli contestata alla Conferenza Regioni

La proposta di revisione dei criteri per il riconoscimento dei comuni montani accende il dibattito politico e istituzionale. L’assessora regionale dell’Umbria, Simona Meloni, ha lanciato un duro monito durante la riunione della Conferenza delle Regioni, sottolineando come la riforma avanzata dal ministro Calderoli rischi di penalizzare pesantemente il territorio umbro e di creare una frattura profonda nel Paese, come riporta il comunicato dell’Agenzia Umbra Notizie.

Secondo Meloni, l’impatto della nuova normativa sarebbe devastante: i comuni umbri classificati come montani scenderebbero da 69 a 32, con conseguenze dirette sulla distribuzione delle risorse e sul riconoscimento delle specificità territoriali. Una riduzione che, a suo avviso, non tiene conto della conformazione geografica, della fragilità infrastrutturale e del ruolo strategico delle aree interne e collinari.

La maggioranza delle Regioni presenti alla Conferenza ha espresso forti perplessità, condividendo la posizione dell’Umbria. Meloni ha rimarcato che la riforma non può essere interpretata come una questione locale, ma come un tema di coesione nazionale. “Creare una distinzione artificiale tra Alpi e Appennini – ha spiegato – significa ignorare il cuore geografico e identitario dell’Italia. Le montagne appenniniche non sono periferie, ma presìdi vitali per agricoltura, zootecnia, tutela ambientale e contrasto allo spopolamento”.

Il rischio, secondo l’assessora, è quello di accelerare l’abbandono dei territori, svuotare comunità già fragili e mettere in crisi servizi essenziali e filiere produttive. Una prospettiva che contrasta con le esigenze dell’Italia dei piccoli comuni, dove oltre il 70 per cento delle amministrazioni conta meno di 5.000 abitanti.

Meloni ha inoltre sottolineato come la riduzione dei comuni montani riconosciuti comporterebbe un indebolimento delle politiche di sostegno, con ricadute negative su trasporti, sanità, istruzione e sviluppo economico. “Indebolire queste aree – ha aggiunto – significa compromettere la tenuta sociale e culturale del Paese”.

Per questo motivo, l’Umbria insieme ad altre Regioni ha chiesto formalmente alla Conferenza di sollecitare il Governo a rivedere l’impianto della riforma. La richiesta è quella di avviare un confronto più ampio con i territori, ascoltando le esigenze delle comunità locali e costruendo criteri che rafforzino, anziché indebolire, le aree montane e interne.

La posizione dell’assessora umbra si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso le politiche di riequilibrio territoriale. Negli ultimi anni, il tema dello spopolamento e della desertificazione dei servizi nelle zone montane è diventato centrale nel dibattito nazionale. La riforma Calderoli, secondo i critici, rischia di aggravare queste dinamiche, accentuando le disparità tra Nord e Centro-Sud.

La Conferenza delle Regioni, pur non avendo potere legislativo diretto, rappresenta un luogo di confronto fondamentale tra i diversi livelli istituzionali. La presa di posizione di Meloni e di altre amministrazioni regionali potrebbe quindi influenzare il percorso della riforma, spingendo il Governo a riconsiderare i parametri proposti.

In conclusione, la battaglia sui comuni montani non riguarda soltanto la distribuzione di fondi o la definizione di criteri tecnici, ma tocca il cuore della coesione nazionale. L’Umbria, con la sua dorsale appenninica, rivendica il diritto a non essere marginalizzata e chiede una riforma capace di valorizzare le specificità locali. La partita è aperta e il confronto tra Regioni e Governo.

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