Fondo per la non autosufficienza, al via audizioni con le Associazioni

 
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Fondo per la non autosufficienza, al via audizioni con le Associazioni

Continuano al Comitato per il controllo e la valutazione, presieduto da Thomas De Luca, gli approfondimenti circa l’attuazione degli interventi nell’ambito del Fondo per la non autosufficienza (anni 2017 e 2018), in adempimento alla clausola valutativa della legge ‘11/2015’ (Testo unico in materia di Sanità e Servizi sociali). I tecnici dell’assessorato alla Salute e alle Politiche sociali, Paola Casucci (Responsabile Servizio programmazione socio sanitaria dell’assistenza distrettuale) e Michaela Chiodini (Responsabile sezione assistenza sanitaria di base, disabilità e riabilitazione) hanno spiegato che con il fondo della non autosufficienza (integrazione socio-sanitaria) si riesce a coprire il servizio a circa 12mila soggetti.

Rispetto agli anni passati sono aumentate le prese in carico. Il fondo di integrazione socio sanitaria di fatto sta garantendo i gravissimi disabili (in Umbria circa 1.800 persone) fuori dalla residenzialità; con la residenzialità si arriva a 4.500 persone. Il presidente Thomas De Luca ed il vice presidente Eugenio Rondini hanno deciso, di concerto con gli altri commissari presenti, di dare corso ad audizioni con le Associazioni operanti in questo ambito per un approfondimento definitivo sulla materia.

Casucci e Chiodini hanno spiegato che “l’istituzione del fondo per la non autosufficienza deriva dalla legge ‘9/2008’ e prevede due linee di finanziamento: dal bilancio regionale (circa 4milioni di euro) e nazionale (circa 6 milioni) e questo riguarda il 2017 e 2018. Per quanto attiene al triennio 2019-2021vengono assegnate risorse dal fondo nazionale (Ministero Politiche sociali e del lavoro) per 9milioni 500mila euro (2019), 9milioni 700mila euro (2020), 9milioni 500mila euro (2021).

Da qui in avanti si aprirà una nuova programmazione del Prina (Piano regionale integrato non autosufficienza) relativamente al nuovo triennio. Gli uffici hanno annualmente provveduto ad assegnare le risorse con relativo monitoraggio della situazione. Per le varie prestazioni è prevista la compartecipazione delle spese delle varie prestazioni: in capo ai Comuni rispetto al setting assistenziale ed in capo alle Aziende per alcune tipologie di prestazione. Si tratta di prestazioni di varia natura di integrazione socio-sanitaria.

La programmazione di secondo livello, vale a dire i piani di zona progettati dai Comuni capofila con i Distretti Socio sanitari individuano i setting assistenziali utili a coprire i bisogni del territorio. Con il fondo della non autosufficienza (integrazione socio-sanitaria) – è stato sottolineato – si riesce a coprire il servizio a circa 12mila soggetti. Rispetto agli anni passati sono aumentate le prese in carico. Il fondo di integrazione socio sanitaria di fatto sta garantendo i gravissimi disabili (in Umbria circa 1.800 persone) fuori dalla residenzialità; con la residenzialità si arriva a 4.500 persone”.

A margine della riunione, il presidente De Luca ha detto di rilevare “una discrasia sui numeri ed una sottostima in ambito di strutture ed utenze. Intendiamo per questo aprire un percorso di partecipazione nei confronti delle associazioni che operano nell’ambito della non autosufficienza per arrivare ad una valutazione concreta delle politiche che agiscono su questa tematica”.

Sulla stessa linea il vice presidente del Comitato, Eugenio Rondini che ha definito “importante la programmazione di specifiche audizioni con le associazioni operanti in questo campo che rappresentano i veri protagonisti ed attori del sistema”. Nel corso della seduta è stato affrontato brevemente anche il tema del contrasto dello spreco alimentare (legge regionale ‘16/2017’). Sull’argomento sono stati decisi ulteriori approfondimenti nelle prossime sedute del Comitato.

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