Elezioni regionali sue conseguenze, la vessazione fiscale, Controcorrente

Elezioni regionali sue conseguenze, la vessazione fiscale, Controcorrente

Elezioni regionali sue conseguenze, la vessazione fiscale, Controcorrente

Domenico Benedetti Valentini prosegue serie di partecipazioni e interventi
Domenico Benedetti Valentini

di Domenico Benedetti Valentini
Molti i quesiti e le opinioni pervenutici dai lettori riguardo alla stagione politica in corso e alle imminenti elezioni regionali dell’Umbria. Provo a dare qualche risposta in estrema sintesi, raggruppando per argomenti.

                IL RUOLO DI SALVINI. Esercita sicuramente un peso determinante. Le piazze che si riempono in occasione dei suoi eventi (è improprio chiamarli comizi) sono l’espressione di un “sentire” popolare che è fondamentale nella battaglia politica. Mutatis mutandis, ad epoche assai diverse, è lo stesso fervore di piazza che circondò le presenze di Almirante nel secolo scorso o quelle di Berlusconi dalla primavera del  ’94 in poi. Ovviamente, ognuno comunicò diversamente e veicolò messaggi diversi, ma è solo in questo clima che una destra di popolo concretizza la sua vocazione maggioritaria e democratica. Avendo partecipato a vari di questi eventi – nelle cui piazze ho rincontrato innumerevoli amici – ho detto esplicitamente a Salvini: “Guarda, Matteo, che dalla grande tradizione della destra, gli avvenimenti ti hanno portato a raccogliere, nella parte preponderante, un patrimonio di gente e di sentimenti enorme. Sappine interpretare con coraggio e saggezza i preziosissimi contenuti. E apprezza soprattutto le piazze dei piccoli centri: le città portano numeri più consistenti, ma la battaglia del consenso durevole si vince nella provincia profonda”.
                VOTO UMBRO E SUE CONSEGUENZE. Se dopo tutto quello che la sinistra è stata capace di combinare in questa regione; dopo la grottesca alleanza elettorale tra il partito degli inquisiti e quello di chi si vantava di averli denunciati e fatti cadere; dopo la patetica ricerca di un candidato, dopo i sei bruciati o ritiratisi, che qualificandosi come “civico” cercasse di coprire il fatto che è comunque il candidato delle medesime sinistre impresentabili; la maggioranza degli umbri non votasse risolutamente per il cambiamento completo di governo, ci sarebbe francamente da rimanere stupefatti. In verità gli incontri indetti dalle liste del centrosinistra e dal loro candidato presidente sono desolatamente vuoti, disertati perfino dagli addetti ai lavori. Si rifletta poi su quello che è lo slogan del candidato e del M5S (un po’ meno…..convinto quello del PD): “Se vinciamo, i partiti verranno estromessi dalla Giunta e si sceglieranno solo assessori tecnici!”. Vi rendete conto dell’assurdità? Si dovrebbe votare per dei partiti affinchè gli stessi  non entrino nel governo regionale! Una strana nuova forma di democrazia! La sinistra grillina e piddina sta praticamente confessando e certificando la…..propria non idoneità e non  raccomandabilità per andare ad amministrare.
               Elezioni regionali, dal Movimento 5 Stelle nessun accordo con il PD Sì, ne convengo e l’ho scritto la settimana scorsa. L’attenzione dovrebbe focalizzarsi sul destino della nostra comunità regionale, su ciò che noi qui dobbiamo scegliere e fare; mentre rischia di balzare in primo piano il “referendum” di politica nazionale che colora queste elezioni. D’altra parte è vano negare che queste sono le prime elezioni dopo le vicende di ribaltamento governativo di quest’estate, dalle quali fatalmente le forze politiche e tutti gli osservatori trarranno segni importanti e forse anche qualche conseguenza per il quadro politico italiano. Si pensi, in particolare, non tanto al centrodestra – che tutto sommato ha già praticato la coalizione in molte regioni – quanto al campo delle sinistre. In Umbria stanno facendo (consapevoli che, ciascuna per sé, andrebbero al disastro) un esperimento “in provetta” di quella che potrebbe essere una “generale ammucchiata di sinistra” su scala nazionale, cioè una nuova creatura in cui riciclare il declinante Movimento 5 Stelle e la non rassegnata nomenklatura del PD, ora tormentata ai fianchi dal renzismo di ritorno. Tali due partiti, ormai oligarchie padronali e correntiziamente cortigiane (altro che volontà della base, consultazioni on line, finte primarie e altre cazzate per i gonzi!) cercheranno di capire se per loro c’è una “via di fuga” verso un nuovo soggetto “progressista” che possa tornare competitivo contro le destre, che sarebbero maggioranza nel momento in cui si tornasse veramente alle urne. Questi riverberi non indifferenti sul contesto nazionale non potranno essere ignorati nella decisione elettorale di ogni cittadino responsabile.
                ANTIEVASIONE FISCALE: COME NELL’EST PRIMA DELLA CADUTA DEL MURO
                Con la caduta del governo Di Maio-Salvini, nel quale almeno ciascuno dei due presidiava qualche proprio punto programmatico, si è aperta la strada al governo di sinistra-sinistra Conte bis, che (non è una sorpresa) ha scatenato il terrorismo contro il grande ceto medio italiano in nome della crociata anti-evasione fiscale, per estorcere alla società le risorse destinate a finanziare misure da demagogia socialista stile Berlino Est prima della caduta del Muro. Aumento camuffato di almeno trenta voci di tasse, comprese alcune aliquote IVA. Obbligo di macchinette POS con sanzioni per chi non le attiva. Fatturazione elettronica (costosa) generalizzata. Repressione  – incostituzionale – della libertà di uso della moneta contante avente corso legale. Cancellazione della flat tax per gli operatori minori e ritorno alla contabilità complessa con le relative spese. Divieto di pagamenti in moneta superiori a duemila e poi a mille euro. Taglio o eliminazione delle detrazioni fiscali, in ogni caso non invocabili se non pagate con strumenti tracciabili. Tutto deve essere tracciabile, anche quanti fogli di igienica adoperiamo al cesso. Queste ed altre misure sono annunciate nel decreto fiscale, cuore della “manovra” del ben pettinato e vestito Giuseppe “avvocato del popolo”.
                Le conseguenze? Incalcolabilmente gravi. Centinaia di migliaia di operatori artigianali, professionali, commerciali, cesseranno l’attività. Migliaia di dipendenti saranno dolorosamente licenziati (dovranno ottenere il reddito di cittadinanza per…..non lavorare?). Chi vorrà sopravvivere sarà spinto ad escogitare ogni forma possibile di “nero” avventuroso ed umiliante. E’ questa la socialità giustizialista delle sinistre? Instaurare un regime di polizia fiscale, stringendo il torchio su chi le tasse (e non poche) già le paga, su chi ha risparmiato, su chi dà lavoro. Questi non si rendono conto, nella loro follia ideologica, di che bomba stanno accendendo sotto la pelle della società italiana, spingendola verso la china delle nuove povertà diffuse. Soprattutto sopprimono quote di libertà essenziali alla vita delle persone. Nessuno si ribellerà? In normali regimi di democrazia, perfino le finalità giuste, compreso il contrasto alla vera evasione, si possono perseguire con determinate misure, non con tutte: non con quelle che violano spazi fondamentali ed elementari della libertà esistenziale. Quando si compromettono questi spazi, si entra nelle moderne forme di totalitarismo e non è un mistero dove si va a finire.
                Una forza politica che impugnasse decisamente la battaglia, in Parlamento e nel Paese, contro questa follia, sarebbe voce della maggioranza autentica degli italiani normali e riconquisterebbe titolo a riscuoterne qualche milione di nuovi voti.

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