Circolo Pd Ponte Valleceppi, lettera aperta al segretario regionale del PD
Pubblichiamo integralmente una lettera inviata dal Circolo PD di Ponte Valleceppi ed indirizzata al segretario regionale del PD.
“Abbiamo speso gran parte della nostra vita mettendo la politica al primo posto, facendone il mezzo per perseguire un ideale e non fini personali. Negli ultimi anni, abbiamo visto a poco a poco esaurirsi anche le ultime speranze che il nostro impegno potesse servire a qualcosa che non fosse il rafforzamento di ora questo ora quello tra i dirigenti o propostisi tali.
Questi, quando andava bene, venivano risucchiati in un blob informe e anonimo, in una massa senza anima e spesso senza dignità, in un sistema che non si può additare ad esempio ai propri figli ma di cui vergognarsi e che non si ha più voglia di difendere e giustificare, insomma in tutto quello che è divenuto il PD negli ultimi anni. Quando pertanto si è dedicata gran parte della vita alla passione politica non si può rimanere indifferenti di fronte a quello che sta accadendo in Umbria e a Perugia al NOSTRO partito. Ci vuole davvero coraggio a sostenere contemporaneamente due linee contrapposte.
CORAGGIO ma anche un bel po’ di faccia tosta. Ci chiediamo come possa il nostro Segretario Regionale Tommaso Bori, che come circolo di Ponte Valleceppi abbiamo sostenuto nella sua battaglia di rinnovamento, come può diventare, oltre Orte, protagonista di una battaglia di rinnovamento radicale del gruppo dirigente nazionale, addirittura sostenendo un totale ricambio generazionale e invece in Umbria e a Perugia in particolare, compiere patti scellerati con i vecchi arnesi della politica e puntellare, a rischio di perdere i pezzi migliori del partito, il vecchio che arretra, le peggio pratiche, i peggio personalismi.
Questo comportamento ha un solo nome: opportunismo. Niente altro. Si appoggia incondizionatamente (perché tacere è come approvare e sostenere), forse con un patto che appare blindato, un organismo come la segreteria comunale di Perugia che, per quanto ci riguarda, non riconosciamo, nato da un congresso ai limiti della legittimità e certo oltre ogni confine di dignità, di fatto sfiduciato da metà dei circoli della città e che con sordo e suicida cinismo sta finendo di trasformare il PD in quello che era la vecchia DC: un coacervo di interessi che talora convergono e comunque cementati solamente dall’esercizio e dalla gestione del potere. Tenetevela stretta questa segreteria e quando, voltandovi, non troverete più brava gente ma solo altri opportunisti non date la colpa agli altri.
È ben altra cosa il processo costituente di cui parla lo stesso Segretario nazionale Letta! L’unica strada che possiamo intraprendere è la richiesta di dimissioni immediate del GIOVANE segretario UNITARIO del PD perugino per aprire una vera fase costituente, un nuovo congresso cittadino caratterizzato dalla partecipazione di chi vuol salvare quel poco di passione politica che resta e allargare la base di questo partito.
Per quanto ci riguarda, il nostro fine è quello di stare in un partito in cui le parole sinistra, uguaglianza, nuovo socialismo, solidarietà, redistribuzione e salvaguardia delle risorse nel pianeta e tra le classi sociali, in cui queste parole possano pronunciarsi ad alta voce e impregnare tutte le azioni politiche compiute. Lotteremo fino all’ultimo per trasformare questo partito in una comunità, un contesto che quantomeno dia la speranza di arrivare a ciò”.

condivido in pieno. gli stessi opportunisti a Gubbio.
Il PD, stretto nella morsa del M5S e Terzo Polo farà la fine del Partito Socialista francese (con Melenchon e Macron).
Il PD fin dalla sua nascita, è stato un partito poco intellegibile, questo perché a quel tempo non volle fare una scelta: per quale modello economico si sarebbe battuto. L’incontro tra il pensiero socialista e cattolico progressista, era una scelta giusta, ma appunto bisognava chiarire quale modello economico, altrimenti come dissi in quei mesi costituenti, ci saremmo presto ritrovati con un partito paralizzato, incapace di fare analisi e avanzare proposte. Mi si rispose che su questo aspetto dell’economia, avremmo avuto tempo dopo. Ovviamente rimasi convinto della giustezza di tutte le mie titubanze. Dunque il PD nacque senza un profilo politico e le scelte consequenziali messe in atto, che si son fatte durante tutti questi anni in cui siamo stati anche al governo, lo hanno testimoniato. Abbiamo scimmiottato il liberismo, non abbiamo combattuto attraverso proposte politiche ed economiche la delocalizzazione. Anzi ricordo bene quando in federazione molti dirigenti “miglioristi”, illustravano con entusiasmo, che la delocalizzazione di alcuni comparti produttivi considerati obsoleti, era da considerarsi un fatto positivo, quindi giusto lasciarli andare. Noi società dal Capitalismo avanzato, avremmo dovuto fare solamente la progettazione. Di conseguenza
non abbiamo saputo contrastare questo modello di globalizzazione, che vede nei continenti del Sud del pianeta, territori da rapinare. Risultato? non abbiamo saputo far scaturire nella società un confronto politico e culturale, lasciando mano sempre più libera ai populismi e sovranismi, che oggi sono finalmente arrivati al governo. Penso alla questione degli immigrati, i mondi da cui scappano disperati, sono governati da regimi criminali, che spesso abbiamo messo noi Occidentali al potere, perché questi appunto ci garantivano la rapina. Non solo, così facendo, non abbiamo fatto maturare la consapevolezza nelle opinioni pubbliche occidentali, di come stanno le cose nel Sud del mondo, con il risultato di far emergere un sentimento sempre più ostile nei loro confronti. Da qui l’esigenza di rilanciare un’idea di cooperazione con il Sud del pianeta, sul modello di Mattei.
Io ritengo che se non vogliamo seguitare ad essere percepiti come un partito ipotetico, bisognerà scommettere su una proposta politica che noi dovremmo essere in grado di formulare al Paese e a questa Europa, che necessita di profondi cambiamenti in senso economico e valoriale. Sì siamo giunti oramai al punto in cui è obbligatorio scegliere, per poi magari farsi scegliere. Diseguaglianze una delle parole chiave, a cui vanno aggiunti Stato Sociale come uno degli strumenti per ridistribuire secondo logiche di Diritto, la ricchezza prodotta. Lo Stato non più notaio, ma protagonista, insieme ad un ritrovato primato della politica. Se continuiamo a operare in questo modo e a mettere il nome del segretario davanti ai contenuti e a un congresso vero e aperto, non riusciremo a dare vita a quel soggetto politico che dovrebbe dettare una nuova agenda politico programmatica. E se falliremo in questo, non riusciremo nemmeno a rinnovare una classe dirigente di cui peraltro c’è una necessità urgente. I fatti sconvolgenti di Bruxelles, sono lì a testimoniarlo. Un ceto dirigente che in modo piuttosto consistente, sta naufragando dentro i marosi di una degenerazione. Mi tornano in mente le parole di Berlinguer, la “Questione morale”, oggi più che mai attuale. Una politica per dirla con le parole dei Nomadi, “che solo serve a far carriera”.
togliere per favore quel “finalmente”