Ast se ne frega degli accordi firmati al Mise, j’accuse di Rossano Rubicondi


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Ast se ne frega degli accordi firmati al Mise, j'accuse di Rossano Rubicondi
Rossano Rubicondi

Ast se ne frega degli accordi firmati al Mise, j’accuse di Rossano Rubicondi

Nonostante tutti gli accordi firmati e le promesse fatte al MiSE, all’Ast il padrone fa quello che vuole. Decide e disfa a suo piacimento, addirittura comunicando il tutto telefonicamente, senza un incontro preventivo, senza un confronto. Per questo noi esprimiamo la massima solidarietà alla battaglia che, si spera, le organizzazioni sindacali vogliano intraprendere.

Se le aziende, ed in particolar modo le multinazionali, sono abituate in Umbria a fare esattamente il loro comodo, come già avvenuto in passato, è responsabilità in larga parte dell’assenza delle istituzioni, nazionali, regionali e locali.

Lo schema è sempre lo stesso: l’azienda prima dichiara la crisi, stabilisce la necessità di ridurre personale e successivamente si fanno gli accordi, ovviamente a quel punto solo sulle fuoriuscite, senza imporre nulla e senza salvaguardare i posti di lavoro.

Ast se ne frega degli accordi firmati al Mise, j'accuse di Rossano Rubicondi
Fabio Paparelli

L’indignazione di Paparelli ci indigna a nostra volta, perché quando per decenni si è fatta abituare una multinazionale a fare come vuole, non c’è poi da stupirsi se questa continui in questo modo, nonostante le battaglie che continuano a fare i lavoratori, come al solito abbandonati dalle istituzioni.

Staremo a vedere cos’è questo calo della produzione, se è reale questo calo degli ordinativi o se è invece strumentale per qualche obiettivo che ancora non conosciamo.

Noi riteniamo che una multinazionale non può fare tutto senza coinvolgere prima i lavoratori, e non a cose fatte; perché la classe operaia della Terni è matura per gestire tutto quello che riguarda la produzione e non può essere coinvolta solo per contrattare riduzioni di orari di lavoro o cassintegrazione, ma deve essere coinvolta pienamente.

Riassumendo: una grave decisione da parte di una multinazionale, comunicata ai lavoratori telefonicamente, trattandoli di fatto come zerbini; una regione che interviene tardivamente, fingendosi indignata ora ma essendo parte responsabile del modus operandi di queste aziende, non avendole mai contrastate effettivamente.

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