Anna Ascani mette a nudo i suoi ricordi politici e di vita

 
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Anna Ascani mette a nudo i suoi ricordi politici e di vita

Anna Ascani mette a nudo i suoi ricordi politici e di vita

29 Dicembre 2012. Faceva un freddo tremendo e un sacco di gente pensava, come ogni anno, a cosa avrebbe fatto a Capodanno. Noi no. C’erano centinaia di volontari a tenere aperti i seggi delle primarie per i parlamentari del Partito Democratico. E migliaia di persone in fila per votare. E c’erano quelle liste di candidati appese al muro con nome, cognome e data di nascita. C’era pure il mio nome. Avevo appena compiuto 25 anni, che è l’età che si deve avere per essere candidati in Parlamento.

Avevo addosso l’entusiasmo e la carica di una campagna elettorale durata pochissimi giorni e consumata tra le feste di Natale ed ero elettrizzata all’idea di vedere che cosa avrebbe prodotto quello sforzo fatto di chilometri consumati tra la neve e di decine di riunioni in tutta la Provincia. Non avevo aspettative ed ero semplicemente felice di aver fatto la follia di provarci, sostenuta da un sacco di gente più folle di me.

Non potevo neppure sospettare che la mia vita dal giorno dopo sarebbe stata rivoluzionata da 5463 schede con su scritto il mio nome.

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Anna Ascani

Non avevo idea di cosa sarebbe venuto dopo. Mi sentivo sovrastata dalla responsabilità e dalla gioia di potermi mettere in gioco in un contesto così importante. Non sapevo che avrei partecipato all’elezione di due Presidenti della Repubblica e visto succedersi 5 governi in 7 anni. Non sapevo che un giorno il destino mi avrebbe restituito il sogno di fare l’insegnante (che allora coltivavo frequentando il Tfa), portandomi a fare addirittura il vice ministro dell’istruzione.

Quel capodanno l’ho passato con gli amici, arrivando trafelata dalla sede regionale del PD insieme a Gionata, il mio migliore amico, che in quelle ore non mi ha mollato un secondo. E che tra poco diventerà papà (anzi, babbo), segno del fatto che le cose non sono cambiate soltanto per me 🙂

Ogni anno, da allora, il 29 Dicembre mi fermo un po’ a pensare: molte cose che avevo non le ho più ma ne ho altre, diverse, gli amici hanno a loro volta cambiato vita e ci vediamo di meno, vivo a 200km di distanza dalla mia famiglia (per una che ha studiato a Trento questo non è un dramma) e per quanto mi sforzi il mio sguardo sulle cose non è più quello di allora. Più cinico, a tratti. Più maturo sicuramente. Più abituato alla cattiveria di chi giudica senza conoscere e agli insulti di chi decide che se hai scelto di essere un personaggio pubblico ci devi stare. E per quanto faccia incaxxare ha ragione.

Però io posso assicurarvi che di quella venticinquenne qualcosa è rimasto. Io volevo cambiare il mondo allora. Non la mia città, il mio paese.

No, il mondo. Ed ero convinta di poterlo fare. Finché resterà viva l’idea di poterci riuscire con la politica continuerò a fare questo bellissimo mestiere (che è proprio un mestiere, anche se spesso ci si vergogna di chiamarlo così). Pensando a quanta neve c’era sulle strade dell’Umbria in quei giorni e al non senso del portarsi le catene nel bagagliaio della 500 senza avere imparato a montarle. Perché anche quel che non ha senso fa parte del gioco. E non bisogna volerglielo dare per forza. Non subito, almeno. Questa lezione posso dire di averla imparata.

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