Virginia Raggi è il primo sindaco uscente di Roma a non arrivare al ballottaggio

L’ultimo discorso di raggi: voce rotta e fedelissimi accanto

Virginia Raggi è il primo sindaco uscente di Roma a non arrivare al ballottaggio

Virginia Raggi è il primo sindaco uscente di Roma a non arrivare al ballottaggio

[DIRE] – Da quando è stata introdotta l’elezione diretta dei sindaci, Virginia Raggi è la prima – tra quelli uscenti a Roma – a non aver superato il primo turno. Bisognerà attendere i dati definitvi. Ma, con una percentuale che oscilla tra il 18% e il 20%, Raggi è stata il sindaco uscente con il minor gradimento da parte dei romani da 25 anni a questa parte.

Basta fare un semplice paragone per accorgersene. Andiamo allora un po’ indietro nel tempo. Era il 16 novembre del 1997 quando si svolse il primo turno delle elezioni comunali. Il sindaco uscente era Francesco Rutelli. Per lui fu un trionfo, con una rielezione diretta senza bisogno del ballottaggio con una percentuale del 60,42% e 983.902 voti. Quasi un plebiscito bulgaro. I suoi sfidanti, sempre al primo turno, non superarono il 35,94% toccato dal candidato del centrodestra, Pierluigi Borghini. Terzo arrivò il missino Pino Rauti con l’1,62%. I votanti complessivi furono 1.705.031 di cittadini, il 74,09% degli aventi diritto.

Altro salto nel passato e arriviamo alle comunali del 28 maggio del 2006. Dopo gli otto anni di Rutelli, nel 2001 Walter Veltroni vince le elezioni contro Antonio Tajani. Ma in questo caso non ci sono sindaci uscenti con cui fare il paragone con la Virginia Raggi di oggi. Bisogna, quindi, attendere la fine del primo mandato di Veltroni per ritrovare in corsa un primo cittadino alla fine dei suoi primi cinque anni. Veltroni ci riprova, come detto, nel 2006, ed allora il suo sfidante è Gianni Alemanno. L’ex segretario del Pd stravince al primo turno con 926.932 voti e una percentuale del 61,42%. Alemanno si ferma al 37,09% con 559.810 voti complessivi.

Fino al 2006, come visto, i sindaci uscenti Rutelli e Veltroni sono stati, dunque, in grado di farsi rieleggere, con percentuali altissime, alla fine del loro primo mandato. In questi due casi, a parziale giustificazione per i risultati di Raggi, i candidati in campo in grado di vincere erano due. Ma lo scenario successivo ricorda molto da vicino quanto avvenuto oggi. Con un analogia: il sindaco uscente, Gianni Alemanno, non venne rieletto, come oggi capita a Virginia Raggi. Almeno, però, la sua percentuale fu molto più alta di quella della sindaca uscente e l’ex primo cittadino di centrodestra riuscì almeno a centrare il ballottaggio. Siamo nel 2013. Dopo le elezioni del 2006, quando Veltroni trovò il bis, Alemanno ottiene la sua rivincita storica nel 2008 battendo un Francesco Rutelli che tentava un ritorno in Campidoglio dopo i suoi primi mandati. Anche in questo caso non ci sono sindaci uscenti con cui fare il confronto. Poi i cinque anni di Alemanno passano e nel 2013 il primo sindaco di centrodestra della storia di Roma tenta il bis. Sulla sua strada, però, trova Ignazio Marino. La battaglia la vince quest’ultimo. Alemanno, come Raggi oggi, non viene rieletto ma arriva al secondo turno, totalizzando al primo turno percentuali molto più alte di quelle incassate oggi da Raggi. Marino vince il primo turno con il 42,61% e 512.720 voti. Alemanno si ferma al 30,28% (e 364.337 mila voti). Al secondo turno Marino vincerà con il 63,93% contro il 36,07 del sindaco uscente.

Si diceva delle analogie con l’elezione odierna. Nel 2013 Alemanno e Marino non correvano da soli: al terzo posto, infatti, si piazzò Marcello De Vito per il M5S con il 12,44% e al quarto Alfio Marchini con il 9,49%. Una corsa a quattro con un candidato indipendente, come successo a questo giro con Carlo Calenda, molto simile allo scenario odierno. Quello del record storico negativo per Virginia Raggi.

L’ULTIMO DISCORSO DI RAGGI: VOCE ROTTA E FEDELISSIMI ACCANTO

Nel suo breve discorso alla stampa al The Hive Hotel all’Esquilino, la sindaca di Roma, Virginia Raggi è stata tradita dall’emozione: un groppo in gola e la voce rotta hanno accompagnato le sue parole di commiato (almeno da candidata), dal palco allestito nella sala conferenze dell’albergo dove ha seguito lo spoglio delle amministrative. Lì la prima cittadina uscente era affiancata da alcuni dei suoi fedelissimi in Campidoglio, il capogruppo Giuliano Pacetti e il consigliere Paolo Ferrara, e alcuni parlamentari tra cui Francesco Silvestri.

“Ringrazio ancora i cittadini che mi hanno dato fiducia e rassicuro che i vostri voti non saranno svenduti ai saldi di fine stagione. Per essere molto chiari: io non darò indicazioni di voto al ballottaggio. Il voto è libero, i voti non sono pacchetti e i cittadini non sono mandrie da portare al pascolo. L’ho detto e lo ripeto: Roma prima di tutto. Noi andremo avanti comunque con un progetto, con coraggio e a testa alta”, dice Raggi.

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