Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, l’Umbria, dal 21 di aprile potrebbe essere fuori emergenza

E con questo la regione potrebbe chiudere definitivamente la partita della gestione di fase 1 dell emergenza

 
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Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, l’Umbria, dal 21 di aprile potrebbe essere fuori emergenza

In questo momento solo in Umbria l’epidemia di Covid-19 sembra abbastanza sotto controllo da permettere l’avvio di una ‘fase 2′. E’ la conclusione a cui è arrivata la Fondazione Gimbe, che ha elaborato un modello, basato sulla prevalenza e sull’incremento percentuale dei casi totali, per mappare e monitorare l’evoluzione del contagio e fornire uno strumento univoco per informare le decisioni di Governo e Regioni. Il modello ha diviso le regioni italiane in quattro categorie, contrassegnate da un colore diverso a seconda della gravità della situazione.

Questo emerge dalla elaborazione dei dati degli ultimi 7 giorni che riferisce di incrementi percentuali contagi ancora alti in quasi tutte le altre regioni. La nota è stata pubblicata dall’Angezia nazionale di stampa associata, cui fa subito il paio AdnKronos.

L’osservatorio salute delle regioni ’mappa il fine emergenza, nel Lazio 12 maggio e al Sud da fine aprile Milano

Secondo AdnK, stop ai contagi da nuovo coronavirus «non prima di fine giugno in Lombardia e Marche». Le regioni del Centro-Nord in cui la diffusione di Sars-Cov-2 è iniziata prima, saranno «verosimilmente» le ultime a liberarsi dalla morsa di Covid-19.

Le prime, invece, potrebbero essere Basilicata e Umbria il 21 aprile. Il Lazio dovrà probabilmente attendere «almeno il 12 maggio»; Veneto e Piemonte il 21 maggio; Emilia Romagna e Toscana non ne usciranno «prima della fine di maggio», mentre il Sud Italia potrà forse cominciare a vedere la luce «tra fine aprile e inizio maggio».

A disegnare la ’mappa è l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio e ordinario di Igiene all’università Cattolica, e da Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio.


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