Il flamenco di Chick Corea e Richard Bona ad Umbria Jazz

E' quanto prevede la quinta serata nel main stage di Umbria Jazz. Sul palco del Santa Giuliana, a partire dalle ore 21

Il flamenco di Chick Corea e Richard Bona ad Umbria Jazz
Richard Bona

Il flamenco di Chick Corea e Richard Bona ad Umbria Jazz

di Luana Pioppi

Una serata dedicata, in particolar modo, al flamenco. E’ quanto prevede la quinta serata nel main stage di Umbria Jazz. Sul palco del Santa Giuliana, dalle ore 21, si avvicenderanno Chick Corea con la “The Spanish Heart Band” e a seguire Richard Bona, accompagnato da Antonio Rey. Un doppio appuntamento tutto da gustare.

 

Chick Corea è noto soprattutto per le sue produzioni jazz e jazz fusion negli anni settanta ma nel corso di questi ultimi anni è tornato a creare. “The Spanish Heart Band“, infatti, è l’ultimo dei suoi tanti progetti. I fans del pianista e tastierista statunitense, classe 1941, ricorderanno certamente che “My Spanish Heart” (1976) è anche il titolo di un disco di grande successo con cui Corea traduceva in suono la sua passione per la musica ispanica ed il flamenco (fondamentale in tal senso fu la collaborazione con Paco de Lucia, leggenda del flamenco). Praticamente per tutto l’arco della carriera il pianista-compositore ha coltivato questo particolare filone contribuendo, con temi come Spain e La Fiesta, a creare un repertorio cui molti poi hanno attinto.

La band che lo accompagna è formata da un ottetto e comprende due musicisti che hanno suonato in tempi diversi nei gruppi di De Lucia, il sassofonista Jorge Pardo ed il chitarrista Nino Josele. Ne fanno parte anche due fiati (Michael Rodriguez alla tromba e Steve Davis al trombone) ed una sezione ritmica con il cubano Carlitos del Puertos al contrabbasso, Marcus Gilmore alla batteria e Lusito Quintero alle percussioni. Infine, la nuova stella tra i danzatori di flamenco, Nino de los Reyes.

 

Con Chick Corea siamo davvero ai vertici del jazz moderno. In quale altro modo definire un artista che ha vinto nell’arco di una carriera incredibile, cominciata nelle band elettriche di Miles Davis, ben 22 Grammy (con 63 nomination) ed è stato insignito del NEA Jazz Master, il più alto riconoscimento cui un jazzman possa ambire. Una carriera che lo ha visto, grazie ad un eclettismo che ha pochi riferimenti, muoversi con disinvoltura tra jazz straight ahead, fusion, free, musica classica. Al pianoforte o alle tastiere, Chick Corea ha dato vita a tutte le possibili formule, dalle solo piano improvisations al duo (con Herbie Hancock, Gary Burton, Bobby McFerrin, Bela Fleck, Stefano Bollani, Hiromi), dal trio alle piccole band come Origin, fino alle formazioni da camera e alle orchestre sinfoniche.

 

Una fusione tra i ritmi africani e le tradizioni andaluse per immaginare un “nuovo flamenco”: in questo consiste il “Flamenco Project” di Richard Bona, proposto questa sera a Perugia, che ha preso forma tra Madrid e Barcellona ed è stato ispirato da un concerto di Paco De Lucia. Ed è quanto proporrà questa sera il cantante, bassista e compositore camerunese, classe 1967, definito “lo Sting africano”. Con lui una band di assoluto livello – Bona De La Frontera – in cui spicca il madrileno Antonio Rey, considerato il nuovo astro della Guitarra Flamenca. Un concerto dove Bona, fedele alla sua visione della musica, si propone di superare i paletti dei generi codificati: da qui la fusione dei ritmi e la nascita di questo “nuovo flamenco”.

 

L’artista camerunense è nato in una famiglia di musicisti che, sin da giovanissimo, lo avviarono all’apprendimento della musica. Suo nonno era un Griot (un cantante e narratore dell’Africa Occidentale) e percussionista; sua madre era una cantante. Figlio d’arte, quindi, si è fatto notare per il suo talento fin da giovanissimo, si è prima trasferito in Germania, poi a Parigi, infine, a New York. Qui ha collaborato con artisti come George Benson, Branford Marsalis, Bobby McFerrin, Chaka Khan, Michael Brecker, Joe Zawinul. Secondo il “Los Angeles Times” in lui confluiscono il virtuosismo di Jaco Pastorious, la fluidità vocale di George Benson, il senso dell’armonia di Joao Gilberto, il tutto mescolato con la cultura africana.

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