Covid Italia, Iss: “Rt superiore a 1 in 10 regioni”, intensive sotto pressione

 
Chiama o scrivi in redazione


Covid Italia, Iss: “Rt superiore a 1 in 10 regioni”, intensive sotto pressione

Dieci regioni e province autonome hanno un Rt puntuale maggiore di 1“. Sono Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Trento, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. E’ il quadro che emerge dalla bozza del report Iss-ministero Salute con il monitoraggio dell’epidemia di Covid in Italia nella settimana 22-28 febbraio con aggiornamento al 3 marzo.

© Protetto da Copyright DMCA

Di queste 10 regioni, “il Molise ha un Rt con il limite inferiore superiore a 1.25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Delle altre nove, sei hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni/province autonome hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno”, si spiega.

Sei Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia e Marche) hanno un livello di rischio alto” evidenzia la bozza del report.

Inoltre, si registra “per la quinta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio. Solo una Regione, la Sardegna è a rischio basso“.

“Sono 14 le Regioni e province autonome con una classificazione di rischio moderato: Basilicata, Calabria, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, provincia di Bolzano, provincia di Trento, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto – prosegue il report – Di queste nove hanno una alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane: Calabria, Molise, Piemonte, la provincia di Trento, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto”.

TERAPIE INTENSIVE

“Si osserva un peggioramento anche nel numero di Regioni e Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e aree mediche sopra la soglia critica: sono 9, erano 8 la settimana precedente” è il dato che emerge.

“Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in aumento (26% rispetto al 24% della scorsa settimana). Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in netto aumento da 2.146 (23 febbraio) a 2.327 (02 marzo). Il numero di persone ricoverate in aree mediche è passato da 18.295 a 19.570”.

Terapie intensive sotto pressione in 11 Regioni e Province autonome italiane, dove la percentuale dei pazienti ricoverati in rianimazione supera o è sulla soglia critica, fissata al 30% dal ministero della Salute, per l’occupazione dei posti letto da parte di pazienti con Covid-19. Le Regioni più in emergenza – secondo i dati dell’Agenzia per i servizi sanitari (Agenas) aggiornati a ieri sera – sono l’Umbria con il 58%, il Molise al 54% (in forte salita) e la Provincia autonoma di Trento (51%). In aumento anche la media nazionale che, seppure sotto soglia critica, sale al 27% (aumentata di 2 punti percentuali nell’arco di 6 giorni).

Seguono: Abruzzo (40%), Lombardia (38%, dato in contante ascesa negli ultimi 5 giorni), Marche (37%, solo tre giorni fa era al 32%), e Provincia autonoma di Bolzano e Friuli Venezia Giulia al 36%, Emilia Romagna al 34%, mentre la Toscana resta ferma sulla soglia critica del 30%, insieme a al Piemonte (quest’ultimo in aumento). Appena sotto soglia Puglia (28%), seguita da Lazio (26%), Liguria (25%) e Campania (23%). Le percentuali migliori si registrano in Valle d’Aosta (10%), Sardegna e Basilicata (11%) e Veneto, salito però negli ultimi giorni al 13%. Sicilia e Calabria registrano un tasso di occupazione dei posti letto del 14%.

“DRASTICA RIDUZIONE INTERAZIONI FISICHE E MOBILITÀ”

Quindi “si ribadisce, anche alla luce dell’aumento sostenuto della prevalenza di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità, di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità”.

“Analogamente a quanto avviene in altri Paesi europei – si legge – si rende necessario un rafforzamento/innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale al fine di ottenere rapidamente una mitigazione del fenomeno”.

Inoltre, è l’indicazione, “in presenza di varianti che possono parzialmente ridurre l’efficacia dei vaccini attualmente disponibili, le Regioni/Province autonome sono invitate ad adottare, indipendentemente dai valori di incidenza, il livello di mitigazione massimo a scopo di contenimento”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*