Cellulare spento sul banco, ma resta la bocciatura
Il Tar dell’Umbria ha respinto il ricorso presentato da una studentessa del liceo delle scienze umane di Terni, esclusa dall’esame di maturità per aver portato con sé il cellulare. Nonostante il dispositivo fosse spento e visibile sul banco, la commissione ha ritenuto la sua presenza una violazione del regolamento, decretando l’allontanamento della candidata prima dell’inizio della prova scritta.
Il dirigente scolastico – come scrive La Nazione – ha quindi disposto l’esclusione dall’intero esame, con conseguente ripetizione dell’anno scolastico. La studentessa ha ottenuto in via cautelare l’ammissione alla sessione suppletiva del 2 luglio, superando le prove. Tuttavia, il provvedimento d’urgenza non ha affrontato il merito della vicenda, limitandosi a tutelare l’interesse della ricorrente.
Nel giudizio definitivo, i magistrati hanno confermato la validità dell’esclusione. La difesa, rappresentata dall’avvocato Maria Di Paolo, ha sostenuto l’assenza di norme che prevedano l’espulsione per il solo possesso di un cellulare non utilizzato, definendo la sanzione sproporzionata rispetto agli obiettivi dell’esame di Stato.
È stata inoltre avanzata la giustificazione emotiva per la presenza del telefono, supportata da un certificato medico. Tuttavia, secondo la difesa dell’amministrazione, tale documentazione non era stata precedentemente comunicata alla scuola e non risultava agli atti.
Il Tar ha ritenuto non sufficiente il superamento dell’esame come motivo per annullare la sanzione, confermando l’esclusione e la necessità per la studentessa di ripetere l’anno scolastico.

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