Squadre cinghialisti: “Diffamazioni e falsità sul nostro conto”

 
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Squadre cinghialisti: "Diffamazioni e falsità sul nostro conto"

Squadre cinghialisti: “Diffamazioni e falsità sul nostro conto”

dal Coordinamento squadre cinghialisti Regione Umbria

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Siamo a prendere atto dell’ennesimo comunicato stampa dell’assessore regionale Morroni, il quale ha ben pensato di denigrarci e diffamarci dichiarando anche il falso. Un amministratore pubblico, proprio per ciò che rappresenta, dovrebbe esimersi da considerazioni pregiudizievoli restando negli schemi e nelle regole che gli competono.

Siamo sconcertati di fronte alle ultime sue dichiarazioni, in merito alle modalità di prelievo della specie cinghiale. L’assessore definisce la braccata “un fallimento delle politiche venatorie”: e così,  mentre in altre Regioni – come l’Emilia Romagna – le squadre di caccia al cinghiale sono definite “virtuose”, in Umbria vengono considerate responsabili del peggioramento della situazione relativa al cinghiale. Eppure chiunque può verificare i dati relativi al prelievo consultando i verbali, depositati sulla piattaforma digitale della Regione Umbria e presso gli ATC. Dei circa 18-20 mila cinghiali abbattuti ogni anno in Umbria, quasi tutti sono stati prelevati con il metodo della braccata dalle squadre cinghialiste iscritte all’albo degli ATC Umbri. Evidentemente per Morroni tutto ciò rappresenta un fallimento.

Visto il comportamento arrogante e dittatoriale del solito Morroni, che affronta le varie questioni escludendo il “mondo venatorio” (cioè le associazioni venatorie), siamo a ricordargli che l’Italia dal 1946 è uno stato democratico dove, al tavolo delle concertazioni, le associazioni sono da sempre invitate a partecipare. Nello specifico, in ogni regione d’Italia gli atti sulla caccia vengono sempre discussi con la partecipazione anche e soprattutto delle Associazioni Venatorie riconosciute, e non con consiglieri privati che abusano delle loro cariche istituzionali, vedi il documento ATC PG1 – è stato verificato se tale documento ha seguito l’iter legittimo nel comitato di gestione? E’ “grazie” a comportamenti del genere che abbiamo ben chiaro il motivo di alcune scelte scellerate.

Vorremmo portare a conoscenza della Presidente della Regione e di tutta la maggioranza questi gravissimi fatti, ricordando che tutti i cacciatori sono prima cittadini e che, dopo aver assistito a una campagna elettorale di apertura e coinvolgimento a difesa della caccia, ci riteniamo estremamente delusi e indispettiti da questo comportamento.

Il Coordinamento delle Squadre Cinghialisti della Regione Umbria, al fine di dare una seria e concreta risposta alla necessità di contenimento della specie cinghiale, a causa dei crescenti ed  ingenti danni causati alle coltivazioni agricole, nel ribadire la massima disponibilità per discutere ed elaborare un piano per la gestione della specie stessa condiviso con gli organismi preposti –  istituzioni, associazione agricole, venatorie e ambientaliste -, pone alcune riflessioni e quesiti alla Regione Umbria e all’opinione pubblica.

Partiamo dal presupposto che, per la caccia al cinghiale, il territorio dovrebbe essere suddiviso in aree vocate, aree critiche e aree non vocate. Nelle prime, interamente boschive, la caccia andrebbe esercitata esclusivamente in braccata eliminando, ai fini della sicurezza e della gestione, la cerca in forma singola; nelle seconde, che presentano boschi, fossi, campi abbandonati e appezzamenti coltivati, le tecniche più idonee sono quelle in forma singola o in girata, vale a dire piccole battute in gruppi da tre fino a sei cacciatori; infine, le aree non vocate – a prevalenza di coltivazioni – ben si prestano alla caccia di selezione. Fatta questa doverosa premessa tecnica, chiediamo all’assessore Morroni: come pensa di gestire il prelievo della specie cinghiale anche alla luce degli ultimi provvedimenti approvati dalla Giunta Regionale? Come  pensa di garantire la sicurezza e l’incolumità pubblica, vista la sovrapposizione delle varie forme di caccia?

Altro capitolo merita il calcolo della densità della specie, il cui metodo va certamente rivisto considerando che il cinghiale può spostarsi anche di 50 chilometri nell’arco di una sola notte. Visto e considerato che molti settori di caccia al cinghiale sono posti a confine di regione oppure con aree protette, dove la gestione non compete né alle  squadre cinghialiste né alle altre forme di caccia, quali saranno le tecniche per arrivare a censimenti verosimili?

Parliamo poi dei danni alle coltivazioni causati dalla fauna selvatica: qualora i fondi, prelevati dalla tassa di concessione regionale che tutti i cacciatori pagano annualmente, non dovessero bastare a coprire gli indennizzi, chi pagherebbe la differenza? Fino ad oggi eventuali integrazioni di fondi sono state chieste esclusivamente ai componenti delle squadre cinghialiste, in base alla L.R. 17 del 29 luglio 2009, come previsto dall’art. 5  del R.R. N. 5 del 24 febbraio 2010. Questo articolo verrà abrogato? Sarà modificato in base alle varie tipologie di caccia al cinghiale? Per l’immediato, viste le difficoltà economiche degli ATC umbri, anche a causa della pandemia, vorremmo proporre alla Regione Umbria di utilizzare a copertura dell’ammanco quel 33% della tassa di concessione regionale (tassa pagata esclusivamente dai cacciatori) che oggi viene gettato nella fiscalità generale, e che garantirebbe agli agricoltori il giusto compenso per il lavoro svolto, con la copertura totale del danno subito. Oltretutto vorremmo capire come sarà gestito il fondo previsto nel decreto Ristori di Draghi, in cui sono garantiti risarcimenti agli agricoltori per i danni della fauna selvatica.

Chiediamo alla Regione Umbria di essere ascoltati attraverso le associazioni venatorie che ci rappresentano: chiediamo che siano convocate a partecipare alle decisioni che interessano l’attività venatoria in generale, prima che gli atti vengano approvati e decisi nelle stanze segrete con i soliti amici.

Alle istituzioni chiediamo di conoscere, al di là delle normali tasse per l’abilitazione venatoria che ogni singolo cacciatore deve pagare, quali sono i reali costi per ogni forma di caccia al cinghiale che ogni cacciatore dovrà affrontare per la prossima stagione venatoria, perché è inammissibile che i cacciatori debbano firmare un assegno in bianco al momento della richiesta di iscrizione all’ATC.

Concludiamo ribadendo la necessità di istituire un tavolo tecnico con tutti i soggetti interessati, al fine di redigere un piano di gestione serio e risolutivo, in grado di dare risposte concrete per il controllo della specie cinghiale.

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