Consigli regionali dei Giornalisti, si vota il 4 ottobre, 11 eventuali ballottaggi, ma…
di Gianfranco Ricci
Elezioni per i Consigli regionali dell’Ordine dei giornalisti e per il Consiglio Nazionale: sono spaccati quasi a metà i rappresentanti dei Consigli regionali. Alcuni sollecitano una pausa (qualche mese) di più meditata riflessione, altri replicano che vada onorata la ‘’convocazione’ stabilita parecchi mesi fa dal Presidente del Cnog.
E’ tutto programmato per il 4 ottobre: eventuali ballottaggi la domenica successiva.
Si…, però come si sa, cin que Consigli regionali (Lombardia, Piemonte, Campania, Sicilia, Calabria) hanno ufficialmente chiesto al Governo una proroga, appellandosi al rischio di ‘’assembramenti insidiosi per l’ulteriore diffusione della Pandemia’’. Altri, invece, si battono perché si vada senza esitazione ai seggi.
L’argomento, non marginale, è stato affrontato (telematicamente) nel corso dell’affollata riunione di Presidenti e vice presidenti regionali.
[su_panel border=”2px solid #cccccc” shadow=”4px 2px 16px #eeeeee” radius=”9″]Non si sono trovate indicazioni concordate da affidare alla valutazioni del Governo. Che, comunque, è l’unico potere abilitato a prendere , per tutto il territorio italiano, una decisione diversa da quella varata parecchio tempo fa.[/su_panel]
Io, qui, nel segnalarvi, colleghi, la disparità di vedute in corso, faccio il cronista, come ho sempre fatto in vita mia e come faccio pure nel mi costante contatto con voi. Cioè propongo i fatti. Senza,in questa particolare fattispecie, prendere posizione soggettiva. Anche se una posizione, naturalmente, ce l’ho. Insomma mi sembra che ,in caso di palese divergenza fra le parti, la neutralita’ pubblica del narratore sia un modo per rendere doveroso omaggio alla libertà delle opposte opinioni.
Cerco di ridurre a sintesi le tesi manifestate dai cinque Consigli che, anche con interventi al microfono della Consulta, hanno invocato un sia pur breve rinvio: ‘’Molti Consigli hanno un numero talora molto elevato di potenziali elettori e ,dunque, specie in zone ancora toccate dal Covid,bisogna mettere tutti in condizioni di esercitare il diritto del voto senza rischiare di ammalarsi. Noi siamo per non votare subito anche per autotutela: infattile normative nazionali hanno già chiarito che le responsabilità (penali, civili e perfino erariali) di eventuali contagi dovranno essere attribuite a chi ha convocato le adunate. Quindi noi (chiariscono Lombardia, Campania e perfino Piemonte) non convocheremo le elezioni del 4 ottobre. Assumendocene le eventuali conseguenze. Aggiungiamo un’ulteriore preoccupazione: che la comprensibile paura dei contatti terrebbe lontano dai seggi tantissimi colleghi. E sarebbe un attentato alla partecipazione democratica’’.
Il parere totalmente opposto è venuto da Toscana, Lazio, Aosta , Friuli, Emilia, Veneto. Le uniche che hanno parlato per il ‘’si, senza se e senza ma’’. Sostengono: ‘’Da settembre forse torna il pubblico nelle tribune del calcio, si riaprono le scuole e si consentono incontri affollati. E comunque si voterà perfino per le amministrazioni regionali, oltre che per il Referendum. Dunque si organizzino ovunque le convocazioni dell’Ordine e si rispetti la legge che prevede consigliature di soli tre anni, E il triennio 2017-2020 è ormai in scadenza. Eventualmente si cerchi di ottenere dal Governo l’ok per allestire più dei tre seggi per regione previsti dalla norma’’.
Il rappresentante del Trentino si è posto in attesa di indicazioni ministeriali. Al pari del presidente dell’Abruzzo che, eventualmente, auspica un ‘’ Decreto per consentire la moltiplicazione dei seggi da collocare in punti nevralgici dei territori’’.
E’ evidente che la questione , oggi bloccata da pareri opposti, la può e la deve affrontare solo ed esclusivamente il Governo. Magari il più rapidamente possibile.

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