Italia e Giappone un legame nel segno dell’indaco
di RitaPaltracca
PERUGIA, 4 aprile 2026 – Le profondità millenarie del Pozzo Etrusco (Piazza Danti, 18 a Perugia) si trasformano in un palcoscenico sensoriale unico. Fino al prossimo 31 maggio 2026, la Fondazione Ranieri di Sorbello presenta un’opera che scava nelle radici dell’esistenza attraverso il linguaggio visivo dell’artista nipponica di Chigusa Kuraishi.
L’esposizione, intitolata “Indaco Amore. Il pensiero dell’acqua” non occupa uno spazio, ma lo respira. Al centro della scena troviamo l‘indaco, pigmento che diventa ponte cromatico tra la tradizione tessile nipponica e la fluidità dell’acqua del sito museale. L’artista ha concepito un percorso che obbliga il visitatore a una pausa riflessiva, lontano dal frastuono della superficie urbana.
L’installazione si manifesta attraverso i tessuti fluttuanti e strutture metalliche circolari, elementi che richiamano l’acqua nel percorso frammenti di kimono d’epoca, tinti a mano secondo antichi saperi, pendono come memorie sospese nel tempo. La scelta dei materiali non è casuale, il ferro rappresenta la solidità della terra, mentre la seta e il cotone evocano la fragilità umana. La luce, filtrata dalle ombre del sottosuolo, crea un ambiente dove ogni riverbero sembra raccontare un’origine comune, un ritorno all’essenziale che ignora i confini geografici.
Il colore indaco simboleggia la profondità, la conoscenza interiore e l’immaginazione. Si ottiene con una miscela scura di blu e viola, che combina la calma del blu con l’intensità spirituale del viola. Il pigmento è legato alla meditazione, all’introspezione e al “terzo occhio” (sesto chakra), rappresentando un ponte tra il mondo materiale e quello spirituale, evoca calma, stabilità, ma anche mistero e creatività. Un processo meticoloso che richiede grande abilità e conoscenza, l’indaco viene estratto dalle foglie dell’albero della Indigofera tinctoria, una pianta che cresce in abbondanza in Giappone. Durante la raccolta e la successiva fermentazione in grandi tini, le foglie rilasciano un pigmento blu molto intenso. Il liquido ottenuto viene poi estratto e ossigenato, innescando una reazione chimica che trasforma il pigmento in una forma insolubile in acqua. È proprio questa trasformazione conferisce tonalità e resistenza nel tempo. I tessuti destinati alla tintura vengono immersi più volte nel bagno d’indaco. Dopo ogni immersione vengono estratti e lasciati all’aria, così che l’ossigeno possa riattivare il pigmento.
L’esposizione si inserisce nel prestigioso calendario per il 160° anniversario dei rapporti diplomatici tra Italia e Giappone. L’artista giapponese, residente nella città di Perugia dal 1990 dopo gli studi all’Università per Stranieri, incarna perfettamente questo connubio. La sua capacità di manipolare la materia tessile trasformando il colore in un’esperienza tattile, una immersione che arriva ad un punto di arrivo concettuale come il silenzio che nel Pozzo Etrusco amplifica l’impatto sonoro e visivo della struttura. Il visitatore attraversa lo spazio ed è come se camminasse sul fondo di un oceano di memoria, dove ogni fibra tessile vibra di una vita passata.
In sintesi, l’opera di Kuraishi riesce a rendere visibile l’invisibile, trasformando l‘acqua da elemento fisico a pensiero filosofico un dialogo tra archeologia etrusca e arte contemporanea giapponese ridefinendo la percezione del patrimonio culturale perugino.
Orario di apertura: da lunedì a domenica 10.00 – 14.00 / 15.00 – 17.30
Pasqua 2026 / 3-6 aprile ore: 10.00 – 14.00 / 15.00 – 18.00
Ultimo accesso 15 minuti prima della chiusura
Biglietti di ingresso in vendita esclusivamente presso il ticket office del Pozzo Etrusco
Maggiori info: https://www.pozzoetrusco.it/



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