Sant’Anna-Ponte San Giovanni: due anni di cura da cavallo

Sant’Anna-Ponte San Giovanni: due anni di cura da cavallo
Stazione Sant'Anna, foto scattata a Natale 2019

Sant’Anna-Ponte San Giovanni: due anni di cura da cavallo

da Enrico Melasecche
Due anni e mezzo fa, si vedevano in giro gli addobbi per il Natale del 2019. Appena nominato assessore regionale la situazione nel settore Infrastrutture e Trasporti dell’Umbria era particolarmente difficile. Non temo di essere smentito nel descriverla come da day after.

Privatizzato totalmente dalla giunta Marini sia il settore del TPL, un vero pacco ingestibile, trasferito quello in mano a Busitalia, passata la gestione tecnica della FCU ad RFI, chiusa tutta la dorsale regionale da Sansepolcro a Terni, compresa la tratta metropolitana Perugia-Ponte San Giovanni, dimenticata incredibilmente in qualche cassetto quella da Cesi a Terni.

Era stata riattivato solo il percorso centro-nord da Ponte San Giovanni a Città di Castello ma in condizioni che descrivere come vergognose è un’eufemismo, tant’è che, ad una velocità commerciale indecente è stato ridotto ai minimi termini, sotto ogni punto di vista.

Il braccio operativo della Regione, Umbria Mobilità era agonizzante, fradicia di debiti, con le banche e gli altri creditori che, tenuto conto della incapacità della politica degli ultimi 15 anni di darle un senso, stavano optando per chiederne il fallimento. Tutti avevano perso la speranza a causa di una “non politica” che in quindici anni aveva rinunciato a qualsiasi riorganizzazione seria che potesse chiamarsi tale.

Ebbene, la giunta Tesei ha raccolto la sfida e, con coraggio e grande visione prospettica, ha cominciato a tessere una strategia fondata su valori chiari e limpidi, animata dall’amore per l’Umbria e, attivando un impegno lontanissimo dalla precedente assuefazione al peggio, ha cominciato a rimettere a posto tutti i pezzi di un puzzle ormai disintegrato. Potrei farcire il quadro con dettagli particolarmente interessanti quanto significativi ma lo farò quando avrò tempo per scrivere un libricino su come la sinistra in Umbria ha purtroppo fatto cose positive ma anche e soprattutto sgovernato in modo abbastanza negativo, non so se definire cinico o incompetente.

Ricordo che il Servizio Infrastrutture e Trasporti della Regione era diventato una sorta di Cayenna dal quale chi poteva scappava, depauperato di uomini e di mezzi, tant’è che neanche oggi, siamo riusciti a reintegrare alla minima sufficienza tecnici ed amministrativi. Oltretutto incombeva il processo intentato dalla Corte dei Conti, poi risolto come sappiamo, tutt’altro che trionfalisticamente per la parte politica, mentre aleggia ancora quello penale a carico dei dirigenti a cui quella politica era stata in grado di affidarne le sorti senza esercitare un minimo di alta sorveglianza e di controllo.

Per chi si volesse divertire a toccare con mano quella situazione basta leggere gli atti processuali o più semplicemente le molte pagine che nel giudizio di parifica la Corte dei Conti dedica al settore, come suol dirsi: scottati dall’acqua bollente, preoccupa anche quella fredda.

In particolare il percorso da Sant’Anna a Ponte San Giovanni era ridotto ad una distesa di pioppi, con un progetto che, partito con il raddoppio, era stato allungato talmente negli anni che, di necessità si fa virtù, è stato semplificato agli attuali raddoppi selettivi che abbiamo necessariamente realizzato.

Abbiamo superato indenni la pandemia che ha visto moltissimi analoghi cantieri bloccarsi, abbiamo rifinanziato il progetto perché dirigenti ed assessori si erano persino dimenticati di rendicontare al Ministero i lavori fatti per cui, al mio insediamento, era tutto bloccato. Non solo, i lavori erano fermi perché l’impresa aveva posto tutta una serie di riserve anche perché non veniva pagata.

Abbiamo superato con lungimiranza anche l’aumento enorme dei prezzi, acquistando noi anzitempo una montagna di traversine e binari UNI 60 che poi sono stati in tempo utile collocati con un armamento totalmente rifatto, al posto del vecchio che neanche si erano prima degnati di asportare.

In questo scenario, oltre ad armare il proprio sindacato di riferimento per avvelenare i pozzi della indispensabile modernizzazione, con una gara sacrosante, cosa sa fare un PD ridotto alla disperazione?

Indice una conferenza stampa ad iniziativa proprio di alcuni soggetti che, a livello politico ma anche dirigenziale, sono stati protagonisti di molti degli avvenimenti citati.

Ma non basta, il giovane segretario regionale sembra si stia dilettando ad un lavoro di dossieraggio per colpire alle spalle chi ha messo la propria esperienza, managerialità e passione civile al servizio della comunità regionale.

Confesso che, se la cosa fosse vera, non escludo conati di vomito, ma neanche di rimettere l’incarico nelle mani della Presidente perché se la politica è giunta a livelli da KGB non la riconosco più.

Attendo smentita ufficiale e soprattutto consiglio, se mi posso permettere, prima di riprendere ad alzare la voce, di elaborare il lutto di una sconfitta che, in Umbria, ma tra pochi giorni nel Paese, obbligherà una certa sinistra a fare i conti con la storia.

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