Infrastrutture stradali umbre Legambiente critica progetto nodo

Lotta al consumo di suolo a Perugia per tutelare l’ambiente

La rete viaria umbra finisce al centro di una durissima contestazione da parte di Legambiente che mette nel mirino il progetto del Nodo di Perugia. Secondo l’associazione ambientalista la costruzione di nuove arterie stradali rappresenta un errore di valutazione strategica che non risponde alle reali necessità della popolazione. L’analisi si basa su una gestione del territorio ritenuta obsoleta e incapace di interpretare le sfide poste dalla crisi energetica e dal calo demografico che sta colpendo l’intera regione.

Un eccesso di asfalto in una regione che perde abitanti

L’Umbria detiene attualmente il primato nel Centro Italia per chilometri di strade pro capite con un valore di 47,3 chilometri ogni 10.000 residenti. Si tratta di un dato che supera di oltre il doppio la media nazionale e che sottolinea una sproporzione evidente tra l’infrastruttura esistente e l’uso effettivo. Nel decennio compreso tra il 2012 e il 2023 il cuore verde d’Italia ha visto svanire circa 33.000 cittadini mentre il cemento ha continuato a divorare suolo vergine. Sono stati impermeabilizzati oltre 1.100 ettari di terreno naturale una superficie che supera l’estensione di interi comuni.

Investimenti miliardari e alternative per il territorio

Il costo stimato per la realizzazione del Nodo di Perugia si aggira intorno a 1,6 miliardi di euro. Legambiente suggerisce di dirottare queste ingenti risorse verso settori considerati vitali per la competitività futura come la digitalizzazione e la banda larga. Investire nel trasporto pubblico locale e nella riqualificazione urbana porterebbe benefici strutturali immediati riducendo la dipendenza dalle fonti fossili. La critica si estende anche alla classe dirigente accusata di tutelare il paesaggio solo in opposizione alle energie rinnovabili mentre concede spazio illimitato a nuovi centri commerciali e parcheggi.

La necessità di una svolta verso la ferrovia

Per uscire dall’isolamento non servono nuovi viadotti ma un potenziamento serio del sistema ferroviario e dei servizi nelle aree interne. Il consumo di suolo per infrastrutture di trasporto occupa oggi quasi il 40% del territorio urbanizzato regionale. Proporre soluzioni vecchie di decenni per problemi attuali rischia di drenare capitali che potrebbero finanziare la transizione energetica e creare occupazione qualificata. Viene richiesto un confronto pubblico trasparente per stabilire quali siano le opere davvero indispensabili per evitare che la difesa dell’identità umbra si trasformi solo nella difesa della mobilità su gomma.

1 Commento

  1. Legambiente (associazione che raccoglie ambientalisti, ecologisti, ecc.) come noto è fermamente contraria sia all’uso di idrocarburi (benzina, gasolio, gas naturale) sia al nucleare per produrre l’energia di cui il Paese ha estremo bisogno. I treni hanno bisogno di energia elettrica, le aziende piccole e grandi hanno bisogno di energia elettrica, devono inoltre trasportare le merci in tempi rapidi e quindi necessitano strade adeguate altrimenti il Paese invece di progredire va in recessione. Strano però che quando si fanno paragoni con altri Paesi a noi prossimi si dimentica che la Francia con le sue 18 centrali nucleari produce il 70% dell’energia elettrica e la stessa Spagna (che quando sento parlare di “transizione energetica” viene spesso presa come esempio) con le sue 5 centrali nucleari contribuisce al 20% del fabbisogno di energia elettrica. Il futuro, se non vogliamo tornare al Medioevo, non è nè il solare, nè l’eolico, da soli anche perchè sole e vento non sono sempre presenti, ma il nucleare. Purtroppo, abbiamo perso quasi 40 anni e non sarà veloce recuperare in tempi brevi quel know-how di cui l’Italia si poteva vantare prima di quello sconcertante risultato referendario del 1987.

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