No al Lunapark a Perugia, giostrai: “Fateci lavorare, ci stiamo umiliando”
di Marcello Migliosi e Morena Zingales
“Tutto quello abbiamo fatto negli altri luoghi dove siamo stati fino ad ora, prima di qui”. A dirlo, parlando di sicurezza e prevenzione anti covid, è il signor Ferruccio Livèro, del Luna Park di Pian di Massiano che ogni anno, in questo periodo arriva a Perugia per far divertire tutti, bambini e adulti compresi. Un Luna Park non funzionante a causa dell’emergenza sanitaria in corso.
Intere famiglie sono arrivate, come tutti gli anni, in città, ma un’ordinanza del sindaco di Perugia impedisce di fatto a loro di lavorare. Il Lunapark non è attivo, queste famiglie vivono di solo questo. Il signor Ferruccio Liveri, intervistato dal direttore Marcello Migliosi, ha spiegato quello che avrebbero messo in atto per evitare il contagio da coronavirus.
[su_photo_panel background=”#efeded” border=”2px solid #cccccc” shadow=”4px 1px 3px #eeeeee” radius=”3″ photo=”https://www.umbriajournal.com/wp-content/uploads/2020/10/Fratelli-Livero-1.jpg” target=”blank”]Fratelli Livero[/su_photo_panel]”Sanificazione dei posti, sanificazione prima di comprare i biglietti, mascherine all’ingresso, misurazione della febbre, tutto quello che viene fatto in tutti posti pubblici che la gente frequenta per andare a divertirsi”. Questo avrebbero fatto i responsabili dei baracconi, la stessa cosa che fanno tutti gli altri, in un pub, in un ristorante, nei bar che sono al chiuso.“Noi siamo all’aperto – ha evidenziato il signor Ferruccio – e proprio per questo avremmo dovuto avere dei vantaggi, con mascherina e mantenendo la distanza di sicurezza”.
Sono arrivati qualche giorno fa. Spoleto è l’ultimo posto dove sono stati e a Santa Maria degli Angeli sono ancora attivi. “In questi luoghi – aggiunge – non abbiamo trovato nessuna difficoltà”.
Sono circa 120 famiglie attualmente presenti, con mogli e figli al seguito, poi ci sono gli altri che non sono ancora arrivati, non si sono mossi perché non c’è ancora questa possibilità.
“Abbiamo incontrato tutta l’amministrazione comunale – racconta il fratello Ugo Livèro che oltre ad essere esercente fa parte della commissione del Luna Park -, abbiamo sentito la vicecomandante Vitali, l’assessore Clara Pastorelli, all’assessore Luca Merli, i responsabili regionali Antonio Onnis e Claudio Dario”.
Da parte dell’amministrazione comunale è arrivato prima un diniego non definitivo: “Dopo questo no, siamo andati dagli assessori Merli e Pastorelli che ci hanno messo al corrente dell’attuale situazione sanitaria ribadendoci ancora una volta il no per l’apertura del luna park”.
Nessun problema in altre piazze: “Nelle città dove siamo stati noi e dove si stanno svolgendo i lunapark in questo momento non abbiamo avuto difficoltà”.
Non lavorando rischiano tantissimo: “L’arrivo del nuovo decreto di mercoledì prossimo ci sta facendo preoccupare ancora di più. Per lo Stato possiamo restare aperti, invece per le amministrazioni comunali siamo chiusi e questo ci porterà a non avere nessun tipo di aiuto da parte di nessuno. Nel periodo del lockdown abbiamo preso i 600 euro come sono toccati a tutte le p.iva e in più il ministero ha messo a disposizione dei soldi a fondo perduto. Per chi ha fatto domanda ha ricevuto 3600 euro, ma non a tutti sono stati assegnati. Noi quando stiamo fermi abbiamo una mole di spese infinite, tante tasse e assicurazioni da pagare lo stesso, per non parlare di chi ha i mutui che ha fatto per acquistare dei mezzi nuovi. Questa cosa qua ci sta mettendo molto in crisi”.
Durante il lockdown erano a Sansepolcro: “Lì ci hanno trattato benissimo, con i guanti bianchi, il sindaco è stata una persona gentilissima – ha detto il signor Ferruccio – veniva anche a trovarci per sapere come stavamo. Noi di conseguenza abbiamo fatto il nostro dovere non andando in giro e stando a casa. Il sindaco si è complimentato con noi. Addirittura mia figlia si è sposata a Sansepolcro e il sindaco l’ha voluta sposare lui personalmente”.
“Cercheremo di giocarci tutte le carte possibili – conclude il signor Ferruccio Livèro – noi stiamo chiedendo solo primo articolo della Costituzione Italiana: ‘L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro’. Noi ci stiamo umiliando per lavorare. Non penso che le persone per lavorare debbano umiliare, dobbiamo lavorare, noi non vogliamo sovvenzioni o un reddito di cittadinanza, noi vogliamo lavorare, purtroppo non ce lo fanno fare. Siamo italiani anche noi, abbiamo la residenza in Italia, siamo nati in italia”.






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