Retribuzione in Umbria sotto la media, crescono gli impiegati

Retribuzione in Umbria sotto la media, crescono gli impiegati

Job Pricing: boom per i colletti bianchi, frena il top management

La Retribuzione globale annua (Rga) in Umbria si attesta nel 2024 a 29.952 euro, collocando la regione al dodicesimo posto nella classifica nazionale, tra Marche e Abruzzo. È quanto emerge dal Jp Salary Outlook 2025 dell’Osservatorio Job Pricing, che segnala un’Italia divisa in due: al Nord le retribuzioni crescono più rapidamente, mentre il Centro-Sud fatica a tenere il passo. Lo scrive oggi il Messaggero dell’Umbria evidenziando che la Rga, che include sia la componente fissa contrattuale sia quella variabile legata a bonus e benefit, ha registrato per l’Umbria un aumento di 1.045 euro rispetto all’anno precedente, pari a una variazione del +3,6%, superiore alla media nazionale (+3%). Nonostante ciò, i salari regionali restano 2.450 euro inferiori rispetto al dato italiano.

Significative le differenze interne tra le diverse categorie professionali. I dirigenti umbri percepiscono una Rga media di 102.859 euro, che risulta inferiore dell’11% rispetto al corrispondente nazionale, pari a un gap di circa 12.600 euro. Una dinamica simile riguarda i quadri, con una retribuzione di 55.301 euro, in calo del 6,8% rispetto alla media.

Per contro, gli impiegati umbri evidenziano dati più allineati al contesto nazionale. La loro Rga è di 33.518 euro, solo 432 euro sotto la media italiana (-1,3%). È questo il segmento che ha fatto registrare la crescita più marcata nel 2024: +4,7% pari a un aumento di 1.495 euro, il dato più alto in Italia a pari merito con Abruzzo e Sicilia.

Diversa la situazione per gli operai, che rappresentano oltre il 90% dei lavoratori del settore privato in Umbria. La loro Rga risulta inferiore del 5,9% rispetto al valore medio nazionale, con una perdita di 123 euro al mese. L’incremento registrato rispetto al 2023 è del +3,2%, uno dei più contenuti a livello nazionale.

L’analisi territoriale dell’Osservatorio evidenzia che i salari aumentano salendo lungo la penisola. Il divario medio tra Nord e Sud è superiore a 4.300 euro, mentre quello tra Nord e Centro si attesta intorno ai 1.100 euro.

Il rapporto segnala inoltre che le variazioni retributive non tengono conto del costo della vita. In Umbria, nel 2024, il tasso di inflazione è stato dello 0,9%, consentendo ad impiegati e operai di migliorare leggermente la capacità di spesa grazie agli aumenti salariali. Dirigenti e quadri, il cui incremento retributivo è stato rispettivamente dello 0,6% e 1,5%, hanno invece mantenuto inalterato il proprio potere d’acquisto.

Guardando all’evoluzione decennale, dal 2015 al 2024 la Rga media in Umbria è cresciuta del 14,6%, una delle variazioni più consistenti in Italia, quarta dopo Calabria, Molise e Abruzzo. A trainare questo dato è stata in particolare la dinamica salariale dei dirigenti, con una crescita del +12,1%, secondo valore nazionale. Ancora maggiore l’incremento per gli impiegati, che hanno fatto segnare un +16,5%, terzo miglior dato dopo Basilicata e Calabria.

La crescita retributiva per gli operai è stata del +15,3%, quarta a livello nazionale. In controtendenza, i quadri umbri, che in dieci anni hanno registrato un incremento minimo, pari a +1,1%, il peggiore tra tutte le regioni italiane.

Dal punto di vista settoriale, il livello delle retribuzioni è fortemente influenzato dalla composizione professionale. Nei comparti con elevata presenza di dirigenti, come i servizi finanziari, le Rga risultano superiori alla media. In quelli con predominanza di operai, come agricoltura e alcuni settori dei servizi, i livelli salariali si mantengono bassi. Tuttavia, proprio questi comparti hanno fatto registrare nel 2024 gli aumenti retributivi più significativi a livello regionale.

L’Umbria, dunque, si conferma una regione di transizione retributiva, con una collocazione geografica e salariale che la pone a metà tra le regioni settentrionali e quelle meridionali. Il quadro evidenziato dal Jp Salary Outlook 2025 sottolinea la necessità di politiche in grado di sostenere la crescita dei salari in modo omogeneo, riducendo il divario territoriale e migliorando le prospettive occupazionali delle categorie più penalizzate.

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