In questa Europa sei povero anche se lavori, in Italia tre milioni di lavoratori a rischio

L'ennesima stortura di un mondo del lavoro precarizzato ai limiti della sopportazione

In questa Europa sei povero anche se lavori, in Italia tre milioni di lavoratori a rischio

In questa Europa sei povero anche se lavori, in Italia tre milioni di lavoratori a rischio

BRUXELLES – “Questa è l’ennesima stortura di un mondo del lavoro precarizzato ai limiti della sopportazione. E forse anche oltre. Se lavori otto ore al giorno rischi comunque di essere povero: secondo i dati Eurostat, in questa disumana classifica l’Italia si posiziona al primo posto con più di tre milioni di lavoratori a rischio, mentre il maggior Paese a rischio di povertà lavorativa è la Romania (18,9%), con l’Italia (11,7%) che si posiziona al quinto posto in questa seconda terrificante classifica” lo dichiara Laura Agea, coordinatrice M5S all’Europarlamento della Commissione Lavoro.

“Io sono umbra, e secondo il rapporto sulla povertà in Italia pubblicato lo scorso luglio dall’Istat nella mia regione l’11,8% delle famiglie sono povere, il dato peggiore di tutto il Centro e Nord Italia, superando anche alcune realtà del nostro Meridione. Ma la povertà purtroppo è un problema europeo causato da anni di politiche e scelte sbagliate, sia a livello comunitario che nazionale e regionale.

Pensiamo all’immobilismo di Bruxelles sulle delocalizzazioni che bruciano posti di lavoro, sui paradisi fiscali interni all’UE, sul surplus tedesco che impoverisce e prosciuga il Sud, e sull’altro lato della medaglia le scelte di governi marionetta che hanno scelto di distruggere il welfare dei loro Paesi. Non andiamo troppo indietro nel tempo, pensiamo al Jobs Act che sta creando un’intera generazione di precari” spiega l’eurodeputata di Città di Castello.

“L’ultima speranza per mettere un freno all’emergenza della povertà è la volontà da parte di tutti i Paesi di adottare un reddito minimo che restituisca vita e dignità ai quasi 120 milioni di cittadini europei che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. L’Europa non deve più restare indifferente di fronte alle richieste di aiuto che le famiglie e le imprese ci rivolgono. La Commissione Europea affronti senza indugio la questione del reddito minimo presentando quanto prima la proposta di una direttiva vincolante” continua Laura Agea.

“Non esistono cittadini di serie B! Tutti devono poter beneficiare allo stesso modo dei regimi di reddito minimo. Per questa ragione bisogna mettere a disposizione le linee di bilancio del Fondo Sociale Europeo e del Programma Europeo per l’Occupazione e l’Innovazione Sociale per aiutare gli Stati membri a implementare regimi di Reddito minimo.

Si tratta di un approccio strategico e di visione che consenta una vera integrazione sociale. I cittadini non chiedono elemosina ma politiche di dignità. Se si trovano i soldi per salvare le banche, tanto più pretendo che si trovino risorse per i figli di questa Europa che è vittima troppo spesso di interessi scellerati” conclude Laura Agea.

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