Economia ternana 2019, segnali di lieve crescita, ma prima del Covid

 
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Economia ternana 2019, segnali di lieve crescita, ma prima del Covid

Economia ternana 2019, segnali di lieve crescita, ma prima del Covid

Nell’ultima parte del 2019, prima dell’inizio della crisi prodotta dalla pandemia di Covid-19, l’economia ternana ha mostrato segnali di lieve crescita in quasi tutti gli ambiti analizzati: imprese, esportazioni, mercato del lavoro e turismo. Negli ultimi due trimestri del 2019 si assiste a una crescita tendenziale del numero delle imprese attive iscritte nei registri camerali che interessa soprattutto il settore terziario. Per quanto riguarda il commercio con l’estero, nello stesso periodo si registra un incremento sia delle importazioni che delle esportazioni, confermando la tendenza rilevata nella prima parte dell’anno.

Nel corso del 2019 occupati e disoccupati sono aumentati di oltre duemila unità. La maggiore partecipazione al mercato del lavoro interessa quasi esclusivamente le donne e si concentra nei servizi più tradizionali (commercio e ristorazione). Nel secondo semestre 2019 raddoppiano le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni a seguito di una forte ripresa degli interventi ordinari; si riscontrano, in misura lieve, anche interventi in deroga dopo due semestri di assenza. I finanziamenti erogati dal sistema del credito segnano una lieve flessione che interessa soprattutto i prestiti erogati alle imprese mentre il credito alle famiglie continua a crescere. Il tasso di deterioramento del credito è in calo, così come l’importo dei protesti levati nella provincia. Indicazioni positive provengono dal settore turistico, che nel secondo semestre del 2019 è caratterizzato da una crescita degli arrivi e delle presenze, soprattutto dei clienti italiani.

Nella prima parte del 2020, l’insorgere dell’emergenza sanitaria ha condotto a provvedimenti di sospensione delle attività produttive che hanno coinvolto circa la metà del complesso imprenditoriale ternano. Gli effetti negativi sul sistema economico di questa interruzione saranno probabilmente visibili per – almeno – il proseguo di tutto l’anno corrente e potranno essere esaminati in dettaglio nei prossimi numeri di questo rapporto.

Nella provincia di Terni, nel terzo e quarto trimestre del 2019, il numero delle imprese attive iscritte nei registri camerali è pari, rispettivamente, a 18.603 e 18.627 unità. Rispetto agli stessi periodi del 2018, il numero delle imprese è aumentato, rispettivamente, di 224 e 232 unità (pari all’1,2 per cento e all’1,3 per cento in ciascuno dei due periodi). La consistenza delle imprese cresce in maniera continuativa dopo la contrazione del 2017 dovuta principalmente a operazioni di riallineamento del registro camerale.

Risultati delle imprese sui mercati esteri

In base ai dati Istat, tra il secondo semestre 2018 e il secondo semestre 2019 il valore delle importazioni e delle esportazioni delle imprese ternane è aumentato, rispettivamente, del 17,7 per cento e dell’1,8 per cento. Nel complesso del 2019, i due aggregati aumentano, rispettivamente, del 10,8 per cento e del 5,5 per cento. La crescita delle importazioni è dovuta all’aumento del valore delle voci distintive dell’economia del territorio ternano quali i Metalli di base e prodotti in metallo (+21,9 per cento nel secondo semestre contro -2,1 per cento nel complesso dell’anno) e le Sostanze e prodotti chimici (+16,3 per cento e +20,5 per cento, rispettivamente). Gli altri comparti che registrano un incremento più consistente degli acquisti dall’estero sono i prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere (+71,1 per cento e 60,7 per cento) e il Trattamento dei rifiuti e risanamento (57,5 per cento e 83,1 per cento) che costituisce ormai, per valore, la seconda posta tra le categorie di beni acquistati dall’estero. In flessione risultano, invece, le importazioni di Prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (-15,8 per cento e -29,0 per cento, rispettivamente nel secondo semestre e nell’intero anno), di Coke e prodotti petroliferi raffinati (-88,2 per cento e -72,6 per cento) e di Apparecchi elettrici (-57,7 per cento e -10,6 per cento).

La crescita più contenuta delle esportazioni – soprattutto nella seconda metà dell’anno – è determinata soprattutto, dalla flessione della voce Metalli di base e prodotti in metallo (-3,5 per cento nel semestre e -2,3 per cento nell’anno) che rappresenta quasi il 60 per cento delle vendite all’estero della provincia. Sono in calo anche gli scambi in uscita nei Prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (-35,8 per cento e -22,2 per cento). L’aumento più consistente delle esportazioni si registra nel comparto dei Macchinari e apparecchi n.c.a. (+103,0 per cento nel secondo semestre e +72,1 per cento per l’intero anno) e sono positivi anche gli scambi nei settori dell’alimentare e del made in Italy. Nel corso del 2019 gli scambi con l’estero hanno proseguito la tendenza alla crescita delle poste sia in entrata, sia in uscita, e alla persistenza di saldi positivi.

L’offerta di lavoro

Secondo la rilevazione Istat sulle forze di lavoro, nel 2019 il numero di occupati residenti nella provincia di Terni è pari a 86 mila unità, e segna un incremento dell’1,7 per cento rispetto al 2018. Il numero di persone in cerca di occupazione ammonta a 10 mila unità e cresce dell’8,9 per cento rispetto al 2018. Tali andamenti comportano un aumento complessivo della partecipazione al mercato del lavoro (+2,4 per cento delle forze di lavoro) e una riduzione degli inattivi (-3,1 per cento). L’incremento delle forze di lavoro interessa maggiormente le donne sia per quanto riguarda la crescita degli occupati, sia con riferimento alla variazione dei disoccupati.

Il turismo

Nel corso del 2019, secondo i dati che la Regione Umbria raccoglie nell’ambito della rilevazione Istat sul movimento dei clienti negli esercizi ricettivi, gli arrivi e le presenze nelle strutture ricettive della provincia sono aumentati, rispettivamente, del 2,7 per cento e dello 0,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018. Alla crescita della domanda turistica contribuisce principalmente l’andamento del movimento dei clienti italiani che ha visto aumentare gli arrivi del 4,3 per cento e le presenze dello 0,6 per cento. Per contro, si assiste a una lieve diminuzione degli arrivi (-0,4 per cento) e a una crescita delle presenze (+1,3 per cento) dei clienti stranieri (Tavola 4.1).


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