Cresce la chiusura di sportelli bancari in Umbria

Cresce la chiusura di sportelli bancari in Umbria

La regione soffre per la desertificazione finanziaria

Di Tommaso Benedetti

La desertificazione bancaria in Umbria prosegue senza tregua, con un incremento preoccupante delle chiusure di filiali, in particolare nelle comunità più piccole e medie. Storicamente, le banche hanno rappresentato un punto di riferimento fondamentale per il credito di privati e aziende, oltre a fungere da gestori della liquidità e degli investimenti. Tuttavia, il trend attuale mostra un netto ridimensionamento di questa presenza sul territorio.

Con il piano industriale 2023/2025 di Intesa Sanpaolo, l’operazione di razionalizzazione prevede un totale di 262 accorpamenti di filiali, 11 rilocalizzazioni, 115 chiusure, 13 trasformazioni in attesa di accorpamento, e 19 sportelli trasformati in distaccamenti, limitandosi a una sola nuova apertura. Questa strategia sta aggravando una situazione già critica, in particolare in Umbria, dove nei prossimi mesi si prevedono significative chiusure e accorpamenti in località come Bevagna, Campello sul Clitunno, Cascia, Magione, Marsciano e Massa Martana.

A partire da giugno, le filiali di questi comuni subiranno una riduzione dei servizi, con la chiusura delle operazioni di cassa nelle filiali di Cannara, Colfiorito e Montefranco, che diventeranno semplici punti di consulenza. Questo cambiamento rappresenta un duro colpo per la popolazione locale, che storicamente si è affidata a questi istituti per le proprie esigenze finanziarie quotidiane.

Negli ultimi dieci anni, il numero di sportelli operativi di Intesa Sanpaolo in Umbria è sceso da 138 a soli 44, segnando una drastica riduzione della presenza bancaria nella regione. Questo fenomeno si accompagna a una diminuzione del personale, accentuando il problema della desertificazione bancaria che colpisce il nostro territorio. Anche altri istituti di credito stanno seguendo una linea simile, ad eccezione delle Banche di Credito Cooperativo (BCC), che stanno tentando di espandere la loro rete di sportelli e di aumentare il numero dei dipendenti.

La situazione ha suscitato l’allerta da parte di FIRST – Cisl dell’Umbria, che ha espresso preoccupazione per l’atteggiamento di Intesa Sanpaolo. Secondo il sindacato, l’istituto bancario, mirando a una crescita incessante dei profitti, ignora le necessità di territori e cittadini, in particolare delle fasce più vulnerabili della popolazione. Queste persone, spesso in difficoltà con l’uso delle nuove tecnologie, continuano a necessitare di un contatto fisico e personale, che ha caratterizzato storicamente il rapporto tra banche e clienti nelle comunità locali.

Il ritiro delle filiali non è solo una questione di numeri, ma ha un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini, specialmente per coloro che non hanno facile accesso ai servizi digitali. La mancanza di sportelli fisici limita la capacità delle persone di gestire le proprie finanze e accedere a servizi essenziali di consulenza, creando un divario crescente tra coloro che possono adattarsi ai nuovi sistemi e chi, invece, rimane escluso.

In un contesto in cui la disponibilità di servizi bancari è in costante diminuzione, le prospettive di lavoro e di reddito per i giovani umbri appaiono sempre più compromesse. La desertificazione bancaria non colpisce solo il presente, ma minaccia anche il futuro economico della regione, rendendo difficile per le nuove generazioni costruire una propria stabilità finanziaria.

In questo scenario, è fondamentale che le istituzioni e gli operatori del settore bancario considerino la loro responsabilità sociale, non limitandosi a perseguire obiettivi di profitto, ma cercando di mantenere un legame con le comunità in cui operano. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra l’efficienza economica e il sostegno alle esigenze locali, affinché l’Umbria possa continuare a prosperare e non subire ulteriori conseguenze negative da una continua riduzione dei servizi bancari.

La situazione attuale richiede un intervento deciso e una riflessione profonda da parte di tutti gli attori coinvolti. Solo attraverso una strategia condivisa e inclusiva si potrà garantire un futuro sostenibile per il sistema bancario e, di conseguenza, per l’intera regione.

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