“CiambelliAmo”: quando una ciambella diventa futuro
In Umbria nasce un progetto che insegna molto più della cucina: insegna a vivere, insieme. C’è un profumo nuovo che attraversa le colline umbre. È quello delle ciambelle preparate da ragazzi speciali, giovani che ogni giorno imparano a impastare molto più di farina e zucchero: impastano sogni, possibilità, autonomia.
Impastano il proprio futuro. Questo è lo spirito di “CiambelliAmo”, la prima tappa del progetto “Cucinare Insieme”, un percorso pensato per ragazzi con Disturbo dello Spettro Autistico, nato per offrire loro una vera opportunità di crescita personale, sociale e professionale. Tutto inizia all’interno dell’Agriturismo La Maestà di Capodacqua di Foligno.
Qui, tra profumi di lievito e sorrisi spontanei, i giovani partecipanti – accompagnati dagli operatori della Cooperativa Seriana 2000 – sperimentano un laboratorio dove la cucina diventa un luogo di scoperta e libertà. Impastano, modellano, infornano.
E ogni ciambella che esce dal forno porta con sé una conquista: un gesto appreso, un’emozione condivisa, un traguardo raggiunto. Perché qui ogni passo è importante, anche il più piccolo. E ogni gesto quotidiano può diventare un ponte verso l’autonomia lavorativa. Un progetto che nasce dal coraggio di crederci “Cucinare Insieme” non è un semplice laboratorio gastronomico.
È il risultato di una rete che funziona: istituzioni, professionisti e famiglie che credono nel potenziale dei ragazzi e lavorano per trasformarlo in realtà. Il progetto, presentato a Palazzo Donini a Perugia, è sostenuto dall’Università degli Studi di Perugia, dalla USL Umbria 1 e dalle autorità regionali, tra cui la Prof.ssa Biancamaria Torquati, Bianca Maria Tagliaferri, presidente dell’Osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità in Umbria, Marco Grignani, direttore del DSM USL Umbria 1, e Sandro Acciarini dell’azienda agrituristica La Maestà.
Un ruolo prezioso è quello della chef Ledy Silva, originaria di Baia in Brasile, che accompagna i ragazzi non solo come cuoca, ma come guida affettuosa e competente, capace di far sentire ognuno al posto giusto. Cucinare è molto più che preparare un piatto Dentro questo laboratorio, i ragazzi non imparano soltanto a fare ciambelle. Imparano a: rispettare tempi e turni, lavorare in squadra, attendere, chiedere, collaborare, riconoscere le proprie emozioni, affrontare piccole e grandi responsabilità e credere nelle proprie capacità La cucina diventa un luogo sicuro, un terreno fertile in cui crescere passo dopo passo, insieme.
E al termine dei tre mesi di formazione, arriverà per loro la certificazione HACCP, una porta aperta verso opportunità concrete di lavoro. Perché l’inclusione non è una parola astratta: è un contratto, una busta paga, la possibilità reale di costruire il proprio cammino.
Le storie che scaldano il cuore Tra i tavoli dell’agriturismo La Maestà, Francesco e Iliada raccontano con gli occhi lucidi l’esperienza dei ragazzi: “Fare le ciambelle è straordinario… l’ingrediente segreto è l’amore. Lavorare insieme, condividere, vedere i loro sorrisi: è qualcosa che ti entra dentro.” E poi c’è la voce di Bianca Maria Tagliaferri, che raccoglie ogni progresso e ogni scintilla di entusiasmo: “I ragazzi traggono un grande beneficio da questo percorso.
Per loro è fondamentale vedere la realizzazione concreta di ciò che fanno. E quando i prodotti vengono condivisi e venduti, è come dire loro: ‘Il tuo lavoro ha valore’.” E sì, il loro lavoro ha valore. Immenso. Un’iniziativa che restituisce dignità, non pietà! “CiambelliAmo” dimostra che l’inclusione non è un favore: è un diritto, è una ricchezza, è una possibilità per tutti. Fa bene ai ragazzi, che trovano uno spazio in cui esprimersi. Fa bene alle famiglie, che vedono i propri figli crescere in autonomia.
Fa bene alla comunità, che riscopre il significato di solidarietà e futuro condiviso. Perché quando una ciambella nasce dalle mani di un ragazzo che lotta ogni giorno per conquistare il suo spazio nel mondo, non è solo un dolce. È un messaggio. È una storia che profuma di coraggio. È la dimostrazione che la vera inclusione si costruisce insieme, un gesto alla volta.

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