A Perugia la Società del Gotto celebra la forza delle donne
Voto femminile e conquista della cittadinanza attiva sono stati i pilastri dell’incontro svoltosi ieri presso la Società del Gotto, un evento che ha saputo coniugare memoria storica e analisi sociologica. La ricorrenza dell’8 Marzo è diventata l’occasione ideale per riflettere sull’ottantesimo anniversario di un diritto che ha trasformato radicalmente l’assetto democratico dell’Italia Repubblicana. L’appuntamento, inserito nel ciclo “Conversazioni in città”, ha registrato una partecipazione numerosa e attenta, focalizzandosi sul lungo cammino iniziato il 2 giugno 1946, quando le donne varcarono per la prima volta la soglia dei seggi elettorali.
Il valore della Costituzione e il ruolo delle madri costituenti
Lorena Pesaresi, scrive Francesco Gori, socia del sodalizio ospitante, ha introdotto il dibattito sottolineando come l’accesso alle urne non sia stato solo un atto formale, ma un vero e proprio cambiamento del modello culturale del Paese. Il suffragio ha rappresentato il punto di rottura con un passato di esclusione, aprendo la strada a una soggettività femminile prima negata. Durante il suo intervento, Pesaresi ha ricordato con vigore il contributo fondamentale delle ventuno parlamentari che fecero parte dell’Assemblea Costituente, definendole le architette di una democrazia che oggi deve ancora completare il proprio percorso verso la parità sostanziale. Il richiamo è stato rivolto alla necessità di contrastare ogni forma di violenza e disparità che ancora affligge la quotidianità delle donne.
Analisi dei dati sulla rappresentanza e divari istituzionali
La parola è passata poi alla costituzionalista Margherita Raveraria, la quale ha offerto un’analisi tecnica e puntuale sull’evoluzione delle leggi e dei diritti nel panorama italiano. Nonostante una carriera personale vissuta all’insegna dell’equilibrio, Raveraria ha espresso preoccupazione per i dati attuali sulla rappresentanza femminile nelle alte cariche. Un esempio emblematico è emerso dal mondo accademico, dove la disparità resta evidente: su ottantanove università italiane, soltanto diciassette sono guidate da una rettrice. Questo divario numerico testimonia quanto il soffitto di cristallo sia ancora resistente in ambiti decisionali di rilievo, nonostante le competenze maturate.
Diritti formali e ostacoli nella realtà professionale
Anche Francesca Pasquino, consigliera con delega alle Pari opportunità della Provincia di Perugia, ha posto l’accento sulla distanza tra la norma e la pratica. Sebbene le leggi garantiscano oggi una parità formale, la realtà lavorativa e sociale racconta una storia differente. Le statistiche confermano che la sottorappresentazione femminile colpisce non solo la politica, ma anche i settori legati alla scienza, alla tecnologia e all’imprenditoria. Pasquino ha ribadito che questa mancanza di equilibrio non è una mera questione statistica, ma una ferita alla giustizia sociale che limita lo sviluppo dell’intera collettività.
L’associazionismo e l’impegno concreto nel territorio
Il contributo dell’associazionismo è stato illustrato da Carla Rosati, presidente di “Col cuore in mano”. L’organizzazione, nata dalla volontà di un gruppo di donne per gestire situazioni di emergenza, ha mantenuto nel tempo la figura femminile come perno centrale di ogni attività culturale. Partecipare a questa celebrazione ha significato per l’associazione dare continuità a un impegno quotidiano volto al supporto e alla valorizzazione della donna in ogni sua sfaccettatura. Il consigliere comunale Cesare Carini ha poi chiuso la parte istituzionale, esortando al superamento degli stereotipi e delle barriere invisibili che ancora impediscono a molte cittadine di esprimere pienamente il proprio potenziale.
Tradizione e convivialità nel segno della mimosa
A margine del confronto teorico, la serata si è conclusa con un momento dedicato alla tradizione culinaria curato da Sara Boila e Mirco Caini. Il presidente Sergio Minciaroni ha presentato con orgoglio un menù di produzione casereccia che ha visto protagonista il risotto allo zafferano e gli straccetti ai carciofi, seguiti da una ratatouille e uno strudel salato. La chiusura, come da rito per la Giornata Internazionale della Donna, è stata affidata alla classica torta mimosa, simbolo di una serata che ha saputo unire l’alto profilo del dibattito civile al calore della condivisione comunitaria.

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