Coronavirus: Cgil Umbria, le banche non possono fare da spettatrici

 
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Coronavirus: Cgil Umbria, le banche non possono fare da spettatrici

“Le banche non anticipano la cassa integrazione come previsto nell’accordo siglato da Governo e parti sociali lo scorso 31 marzo”. A denunciarlo con forza è la Cgil dell’Umbria che definisce “intollerabile” questa situazione nella quale, a fronte di circa 60mila lavoratrici e lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali, secondo le stime del sindacato, solo un migliaio hanno finora potuto incassare quanto dovuto.

“Dobbiamo purtroppo registrare che nonostante lo sforzo straordinario che abbiamo messo in campo siglando e condividendo con gli interessati migliaia di accordi per l’attivazione di ammortizzatori – affermano in una nota Stefania Cardinali e Fabrizio Fratini della Cgil Umbria – ad oggi permangono molte difficoltà, se non veri e propri ostacoli posti in essere dalla banche per l’applicazione dell’accordo da loro stesse condiviso e firmato”.

Un accordo, è bene ricordarlo, che prevedeva una convenzione per l’anticipazione bancaria di tutte le forme di integrazione salariale (Cigo,Cigd, Fis e fondi bilaterali) previste dal DL 18/2020. Su richiesta unitaria del sindacato confederale fu prevista nel testo dell’intesa l’esclusione di costi a carico delle lavoratrici e dei lavoratori per l’ottenimento delle anticipazioni.

“L’obiettivo era ed é, almeno per noi, garantire un reddito al mondo del lavoro travolto dalla pandemia in corso – continuano Cardinali e Fratini – senza aspettare tempi lunghi, ma con piena garanzia per le banche di recuperare dall’Inps le risorse anticipate una volta terminato l’iter burocratico”.

A fronte di questa situazione che penalizza gravemente lavoratrici e lavoratori, la Cgil si dice pronta a mettere in campo le iniziative finalizzate all’applicazione reale degli accordi sottoscritti, coinvolgendo da subito tutti i soggetti interessati (Abi, Regione, prefetti, associazioni datoriali).

“La dignità del mondo del lavoro va sempre rispettata, e in una crisi sanitaria e economica senza precedenti le banche non possono fare da spettatrici”, concludono Cardinali e Fratini.

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