Cgil Terni, cresce Pil ma non aumenta lavoro stabile, assunzioni precarie, giovani e donne penalizzati

Nove assunzioni su 10 precarie, giovani e donne penalizzati

Cgil Terni, cresce Pil ma non aumenta lavoro stabile, assunzioni precarie, giovani e donne penalizzati

Cgil Terni, cresce Pil ma non aumenta lavoro stabile, assunzioni precarie, giovani e donne penalizzati

“Alla crescita del Pil registrata nel 2021 in Umbria non corrisponde in modo lineare una crescita dell’occupazione, caratterizzata anzi da altissimi livelli di precarietà, visto che solo un’assunzione su dieci è stabile, con donne e giovani maggiormente penalizzati”.


Fonte: Ansa


A tracciare questo quadro, definito “preoccupante”, è stato oggi il segretario generale della Cgil di Terni, Claudio Cipolla, sulla base dei dati elaborati dall’Ires Cgil Umbria, il centro studi del sindacato. Da questi emerge che, tra i nuovi rapporti di lavoro attivati tra gennaio e settembre 2021 in Umbria, solo il 13,1% è stato a tempo indeterminato, un dato che in provincia di Terni ha sfiorato addirittura in alcuni settori il 10%, cioè un solo rapporto stabile ogni 10 attivati.

“A fronte del rimbalzo economico del 2021, che comunque non copre il gap accumulato dal 2008 ad oggi – ha sottolineato Cipolla -, non si è registrato un incremento altrettanto marcato dell’occupazione. Un ritardo che riguarda soprattutto giovani e donne, con un’occupazione degli under 35 che è al minimo storico e un differenziale nel tasso di occupazione tra uomini e donne che in Umbria si aggira intorno al 14%, ben al di sopra della media nazionale”.

Rilevante anche il dato relativo al reddito di emergenza, le cui domande sono quasi raddoppiate, passando sempre in provincia di Terni dalle 1.942 del 2020 alle 3.331 del 2021.

“Tutti questi dati ci riconsegnano una fotografia preoccupante, bisogna accelerare su alcune scelte” ha detto il segretario generale della Cgil. Secondo il quale “nel 2022 le tante risorse messe a disposizione, non solo attraverso il Pnrr, devono essere utilizzate per dare una svolta, a livello qualitativo e quantitativo”. “Serve lavoro sicuro e stabile, che dia certezze e garanzie ai lavoratori stessi” ha aggiunto. Ma anche “questioni come sanità e modello di sviluppo hanno bisogno di un cambio di direzione netto” ha concluso il rappresentante della Cgil, sindacato che nell’ultimo anno ha registrato 2 mila nuovi iscrizioni, arrivando a contare un totale di 23 mila iscritti.

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