Bianconi, sono deluso dalla gestione dell’emergenza, tanto fumo e poco arrosto

 
Chiama o scrivi in redazione


Bianconi, sono deluso dalla gestione dell'emergenza, tanto fumo e poco arrosto

Bianconi, sono deluso dalla gestione dell’emergenza, tanto fumo e poco arrosto

“Ho sperato in queste settimane di assistere ad un cambio di marcia di questo nuovo Governo regionale ma, purtroppo, non ho visto coraggio, apertura al confronto, visione e innovazione”.

In una nota il consigliere regionale Vincenzo Bianconi del Gruppo Misto  “Gente Libera”, esprime tutta la sua delusione sulla gestione dell’emergenza: “Non saranno le due settimane di aperture anticipate rincorse dalla Tesei a cambiare l’impatto della crisi sulla nostra economia regionale. Tanto fumo e poco arrosto, la montagna che partorisce il topolino. Occorreva il coraggio per affrontare un altro tipo di  sfida, qualche cosa di più tosto sul quale misurare scelte e peso politico di questo governo regionale”.

“Tanta voglia di criticare il Governo centrale, tante pretese verso gli altri ma poi, come spesso capita ad alcuni, si perde il focus e ci si dimentica di quello che si sarebbe potuto fare in Umbria.

L’Unione europea ci ha fornito infinite nuove opportunità attraverso la possibilità di ridestinare centinaia di milioni di euro che sono nelle casse della Regione per combattere la crisi. Da qui, a mio avviso, partono le colpe di chi oggi è al governo dell’Umbria, da qui si poteva costruire una nuova storia per la nostra regione. E’ qui che sarebbe dovuto venire fuori il coraggio, il metodo e la visione ed invece il nulla, il grigiore più assoluto. Presentare un piano di aperture che ha grandi possibilità di essere bocciato, con misure ormai note a tutti per arginare il contagio, soltanto per far vedere ad alcune categorie economiche di averci provato e mettersi al riparo da critiche è poca cosa. La nostra Amministrazione regionale ha scelto la strada più facile e sicura, non quella più giusta e spinosa”.

Ecco, secondo Bianconi, i cinque errori gravi commessi dal Governo regionale in questo primo approccio al rilancio economico e del lavoro in Umbria, a prescindere da quello che il Governo nazionale avrebbe dovuto o potuto fare.

1.MANCATA DEFINIZIONE DELLE RISORSE REGIONALI DISPONIBILI PER COMBATTERE LA CRISI ECONOMICA (1° cosa da fare in una crisi)

Per nessuna persona dotata di buon senso è possibile costruire un piano strategico per arginare una crisi senza aver definito con chiarezza il totale delle risorse disponibili nelle casse  dell’Umbria.

Quante sono le risorse dei fondi strutturali che la Regione è disponibile a mettere a disposizione per il rilancio economico dell’Umbria? Quante sono le risorse che la Regione è disponibile ad investire rimodulando il bilancio regionale 2020?.

Ad oggi non esiste un Umbro che ne è a conoscenza. E’ da qui che si parte, scegliere quante risorse e dove prenderle, togliendole da dove. Sarebbe stato il primo vero atto politico per arginare la crisi ma, ad oggi, tutto tace. Si naviga a vista. Ma così non si può costruire una strategia seria, si improvvisa e questa non è una crisi nella quale si può improvvisare.

2.MANCATA DEFINIZIONE DEL LIVELLO DI DANNO PER I SETTORI ECONOMICI PIU’ COLPITI

Come è possibile stilare un piano di rilancio economico se non si ha il coraggio di definire il diverso livello di danno che hanno subito e subiranno i diversi settori economici dell’Umbria? In una regione piccola come la nostra, si sarebbe potuto definire senza troppi problemi i diversi livelli di danno per codice Ateco, se ci fosse stata la volontà e la lungimiranza per farlo. Questo è un passaggio fondamentale se si vuole costruire un strategia seria e concreta, se non si vuole proseguire con una salomonica divisione dei pani e dei pesci per paura di scontentare qualcuno. Le misure a sostegno di questa crisi, specialmente quelle regionali, devono essere sartoriali per i diversi comparti economici, altrimenti si continua a bruciare denaro inutilmente senza produrre reali benefici all’economia.

3.MANCATA DEFINIZIONE DEI SETTORI ECONOMICI CHE POTREBBERO SOSTENERE DA SUBITO L’ECONOMIA REGIONALE

Oltre ad identificare i settori più colpiti dalla crisi nel medio periodo, sarebbe stato lungimirante per chi è al governo, definire anche i codici Ateco di quei settori che fin da oggi potrebbero, più di altri, generare un largo indotto economico ed un’ampia ricaduta sociale in Umbria.  Anche su questi settori, una volta definiti con coraggio e competenza, sarebbe stato importante fare un approfondimento per comprendere quali azioni a supporto ne avrebbero potuto allargare la ricaduta economica positiva per la comunità regionale durante questa crisi.

 4.MANCATA DEFINIZIONE DI MISURE MIRATE

Come si può annunciare un piano di misure economiche senza avere chiaro quante sono nel loro complesso tutte le risorse regionali sulle quali puo’ contare l’Umbria?

Come si può definire un piano di aiuti all’economia regionale se non definisci prima il livello di danno dei diversi settori, la loro dimensione, calibrandole poi per il numero medio degli addetti ed i problemi che dovranno affrontare nel breve, medio e lungo periodo?

Come è possibile che nessuno abbia pensato ad un contributo al lavoro per settori? Ci sono comparti come quello della ristorazione e degli alberghi che, se avranno il coraggio di riaprire, rischieranno probabilmente di più rispetto allo stare chiusi se non saranno seriamente sostenuti.

5.MANCATO CONFRONTO

Come si può avere la presunzione, in un momento come questo, di non aver bisogno di confrontarsi con gli altri? Come si può non aver aperto un tavolo operativo di serio dialogo tra tutte le forze politiche della regione, le associazioni di categoria ed i sindacati per condividere idee, analisi, critiche, progetti, suggerimenti, prima di scegliere? Come ci si può chiudere dentro il fortino della maggioranza soltanto perché dobbiamo rispettare gli “ordini del partito” invece di mettere il bene dell’Umbria al primo posto? Come si può non avere il coraggio di scrivere una pagina nuova nel modo di fare politica in Italia partendo dalla terra di San Francesco, in un momento come questo? Come si può, con una recessione come quella che sta per travolgere l’Italia ed ancor di più la nostra fragile Umbria, le nostre famiglie, le imprese, i lavoratori, come si può non avere quella sana paura che ti porta ad andare oltre ed a fare la cosa giusta?

Non è il tempo di rincorrere il consenso elettorale, è il tempo dell’umiltà, del mettersi al servizio della propria comunità, è il tempo di fare le cose giuste anche se sono più difficili.

Io come tanti altri Umbri sarò sempre disponibile a costruire, a dare un contributo di idee e di azioni per il bene dell’Umbria.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*