Aziende di ristorazione collettiva, la loro quarantena, All Food spa 🔴

 
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Aziende di ristorazione collettiva, la loro quarantena, All Food spa

da Alessandra Valentini
Siamo tutti in attesa che parta la fase 2 della quarantena, imposta dall’emergenza del Covid-19, per ricominciare ad avere una vita più o meno normale, ma soprattutto per fare in modo che ricominci a muoversi l’economia con la riapertura delle attività e dei servizi.

Molti comparti sono stati pesantemente penalizzati da questo stop forzato, uno di questi è il servizio di ristorazione collettiva. Ce lo spiega Massimo Piacenti, Amministratore Delegato dell’Azienda All Food spa con sede a Terni ma radicata su gran parte del territorio nazionale che opera prevalentemente nel settore della ristorazione collettiva e commerciale. Forte di un’esperienza trentennale, vanta la produzione di circa 18 milioni di pasti all’anno comprendendo anche la ristorazione scolastica e ospedaliera, impiegando circa 2000 dipendenti, di cui il 90% donne.

Si parla di una categoria di aziende da tutelare dato che offrono servizi di prima necessità e contribuiscono al sostegno lavorativo di tante famiglie. Purtroppo ora sono fortemente colpite, solo nel mese di marzo la All Food ha riscontrato una riduzione del fatturato del 70% e la stessa sorte è toccata anche alle altre aziende del settore e a gruppi più grandi, costringendoli a lasciare a casa la maggior parte del personale a cui l’azienda in modo molto gratificante, ha anticipato personalmente il fondo di integrazione salariale, ovvero quella che viene chiamata cassa integrazione non ancora arrivata dallo Stato.

Oltre alle problematiche odierne, ci si preoccupa per il futuro di questi lavoratori proprio in vista del distanziamento sociale che, si teme, si dovrà osservare a lungo anche nella fase 2 della ripresa. Come potrà la gente usufruire dei servizi di aziende che si occupano di collettività come ad esempio mense scolastiche o aziendali? Finora né lo Stato né la Comunità europea hanno previsto aiuti specifici per questi tipi di attività se non il posticipo di due mesi del pagamento dei contributi e delle ritenute (per quelle aziende che hanno superato una importante percentuale di fatturato perso) e il decreto liquidità, che favorisce l’accesso ai finanziamenti bancari garantiti dallo Stato (prestiti anche se a tasso agevolato). Si spera che l’Europa sappia dare risposte concrete all’altezza della necessità e nei tempi brevi e che la solita burocrazia non sia di ostacolo, ma di risorsa in questo momento straordinario.

L’auspicio è che le imprese, motore del nostro Paese, siano messe presto in condizione di ripartire e di creare impiego in modo da poter aiutare le fasce più deboli.

Purtroppo la perdita di tanti posti di lavoro inciderebbe negativamente anche sull’economia di altri settori meno necessari: come può una persona che ha perso il proprio lavoro spendere in servizi di secondaria necessità? Questo è l’interrogativo che si pongono molti lavoratori, ma soprattutto Massimo Piacenti che tiene alla tutela dei suoi dipendenti e spera in interventi concreti e seri per supportare le imprese come la sua. Piacenti inoltre approfitta per fare un plauso ai suoi impiegati che, essendo occupati nel settore ospedaliero, sono ancora al lavoro e in questo momento si sono subito adeguati ai nuovi protocolli dimostrando grande professionalità e disponibilità.




 

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