Federica Pambianchi: “Vivo tra speranza e dolore”
È trascorso più di un anno dalla scomparsa di Riccardo Branchini, il giovane di Acqualagna di cui si sono perse le tracce il 13 ottobre 2024 nei pressi della diga del Furlo, in provincia di Pesaro Urbino. La sua auto, una Lancia Ypsilon, venne ritrovata accanto alla centrale idroelettrica, con all’interno effetti personali e abiti. Da quel momento, nessuna certezza, solo segnalazioni e indagini senza esito.
di Morena Zingales
Oggi la madre, Federica Pambianchi, continua a cercarlo senza tregua. “Vivo in bilico tra speranza e dolore. La mattina mi dedico ai miei alunni, ma appena torno a casa riprendo le ricerche sul web. Controllo ogni segnalazione, verifico ogni dettaglio. Sono sfinita, ma non smetterò mai di cercarlo”.
Nel corso dell’anno trascorso, la donna ha ricevuto numerosi messaggi e presunti avvistamenti, spesso rivelatisi infondati. “Un mese fa due ragazzi, uno italiano e uno irlandese, mi hanno inviato la foto di un giovane barista a Liverpool, identico a Riccardo. Ho richiesto subito il passaporto per partire, ma l’Interpol ha poi verificato che non era lui. È stata l’ennesima delusione”.
La madre ripercorre i momenti più difficili di quei giorni: “Quando tornò dal viaggio in Europa dopo la maturità, lo vidi diverso, più chiuso, affaticato. Diceva di sentirsi stanco, come se avesse perso le energie. Non aveva ancora la patente e la sera della scomparsa prese le chiavi dell’auto senza chiedere il permesso, cosa che non aveva mai fatto”.
Poi aggiunge un passaggio struggente:
“Oggi, a distanza di oltre un anno, vivo con un dolore profondo e una verità che non arriva. Non ho certezze: non so se mio figlio sia ancora lì, in quel luogo dove quella sera fu trovata la sua auto, con dentro i suoi vestiti, la cintura, il portafoglio, i documenti, le chiavi di casa e della macchina, e lo zaino. Mancavano solo i suoi occhiali da vista, i calzini e la canotta. Durante quest’anno ci sono state molte segnalazioni, ma nessuna ha portato a lui. Vivo sospesa tra l’incubo di quella notte e il desiderio struggente di poterlo riabbracciare. Chiamarla vita non posso più: è sopravvivenza.”
Le ricerche iniziarono subito sotto il coordinamento della Procura e della Prefettura di Pesaro Urbino, che mobilitarono sommozzatori, unità cinofile, vigili del fuoco, Carabinieri, Protezione Civile, Soccorso Alpino e volontari. Le operazioni proseguirono per giorni, anche con l’ausilio di due sonar di ultima generazione, ma senza risultati. Il fango denso della diga rese impossibile ottenere una certezza assoluta. Gli strumenti, pur sofisticati, hanno garantito una copertura del 95%, lasciando aperto quel margine che alimenta la speranza.
“A tutti loro – dice la madre – va la mia più sincera gratitudine”. Nonostante gli sforzi, il corpo di Riccardo non è stato trovato. La richiesta di svuotamento della diga non fu accolta, ma la Procura dispose comunque l’utilizzo di due sonar di ultima generazione, uno a frequenze e uno con videocamera, che però non portarono risultati.
“Neppure questi strumenti – spiega Federica – hanno potuto garantire con assoluta certezza che mio figlio non sia nelle acque della diga.”
Gli investigatori hanno analizzato i dispositivi elettronici del ragazzo, trovando ricerche su lavori con vitto e alloggio in Italia e all’estero, oltre a consultazioni di orari di aerei, treni e bus. Il giorno della scomparsa, Riccardo aveva visualizzato un collegamento Flixbus da Pesaro a Bologna, mai acquistato. Un dettaglio che apre ancora interrogativi sulle sue reali intenzioni e sulla possibilità che potesse aver deciso di allontanarsi volontariamente.
Clicca per ingrandire le foto
Le indagini restano aperte. L’avvocatessa della famiglia, Elena Fabbri, ha dichiarato che Riccardo non andò direttamente alla diga, ipotizzando che potesse aver incontrato qualcuno. Anche l’analisi di smartphone e computer non ha fornito elementi conclusivi.
Oggi Federica continua a distribuire volantini lungo la riviera di Rimini e Riccione, chiedendo a chiunque possa averlo visto di contattarla. “Ogni giorno è una battaglia – dice – tra la speranza e il dolore, tra il desiderio di credere e la paura di scoprire.”
Il suo ultimo appello resta pieno d’amore:
“Se Riccardo dovesse leggere queste righe, voglio che sappia che non deve temere nulla. Qualunque cosa sia accaduta, io sono qui, pronta ad aiutarlo. Vorrei solo sapere che sta bene, perché questo silenzio mi sta distruggendo. Con infinito amore, la tua mamma.”





Commenta per primo