Perquisizioni tra Gubbio e Roma, tre indagati sotto accusa
L’autorità giudiziaria di Perugia ha disposto un sequestro preventivo da 387mila euro nell’ambito di un’indagine su plurime ipotesi di bancarotta fraudolenta per distrazione, condotta dalla Sezione di Polizia giudiziaria – aliquota Guardia di Finanza – su delega della Procura. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari, è stato eseguito nelle scorse ore insieme a una serie di perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di tre indagati, tra Roma e l’area di Gubbio (Perugia).
L’inchiesta trae origine dall’esame della procedura di concordato preventivo di una società del settore energetico con sede nel territorio eugubino. Nel corso dell’iter civile, la Procura aveva chiesto l’apertura della liquidazione giudiziale, poi dichiarata dal Tribunale. Gli accertamenti successivi hanno consentito di delineare un quadro di presunte irregolarità gestionali e contabili, ipotizzando a carico dei tre soggetti coinvolti fattispecie di bancarotta documentale, preferenziale e per distrazione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati – un imprenditore locale, un avvocato romano e un commercialista anch’egli della Capitale, titolare di incarichi amministrativi all’interno della società – avrebbero posto in essere operazioni finanziarie tali da svuotare le disponibilità aziendali, arrecando un danno significativo ai creditori e in particolare all’Erario, che risulterebbe esposto per oltre sette milioni di euro. Le distrazioni contestate riguarderebbero cessioni di credito prive di adeguata giustificazione economica e movimentazioni di denaro effettuate attraverso contropartite ritenute fittizie, senza apportare alcun beneficio alla società poi posta in liquidazione giudiziale.
Dalle verifiche emerge che una parte consistente dei flussi finanziari sarebbe stata indirizzata verso l’avvocato romano, ritenuto coinvolto nelle operazioni contrattuali alla base delle distrazioni e destinatario di elevate somme di denaro a titolo di compenso. Nei suoi confronti, oltre ai reati fallimentari, è stata formalizzata anche un’ipotesi di riciclaggio ai sensi dell’articolo 648-ter.1 del codice penale, in relazione a un presunto reinvestimento di proventi illeciti.
Il passivo accumulato dalla società supera complessivamente i dieci milioni di euro, elemento che ha spinto gli inquirenti ad accelerare le attività di riscontro. Le perquisizioni eseguite tra Gubbio e Roma hanno permesso di raccogliere ampia documentazione ritenuta utile a chiarire la dinamica delle operazioni contestate e le responsabilità dei tre indagati. Il materiale acquisito è ora al vaglio degli investigatori per ulteriori approfondimenti.
Il Tribunale del Riesame, chiamato a valutare i provvedimenti adottati, ha confermato sia il sequestro preventivo sia quello probatorio, respingendo il ricorso presentato dal legale romano coinvolto nell’indagine. Le attività investigative proseguiranno per definire il quadro complessivo delle condotte e l’eventuale estensione delle responsabilità.

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