Scabbia nelle carceri umbre, rischio nuovi focolai

Allarme del garante: contagi in aumento a Capanne

Sono stati i familiari di alcuni detenuti a segnalare i primi casi di scabbia all’interno delle carceri umbre, in particolare negli istituti di Terni e Perugia-Capanne. Quelli che sembravano episodi isolati si sono rapidamente trasformati in veri e propri focolai, complici le condizioni di sovraffollamento che rendono estremamente difficile separare i malati dai detenuti sani e contenere così la diffusione del contagio.

A lanciare l’allarme è stato il garante regionale dei detenuti, Giuseppe Caforio, che ha informato le autorità sanitarie chiedendo un intervento tempestivo per prevenire l’estendersi dei contagi. “Serve una risposta immediata, coordinata tra sanità e amministrazione penitenziaria, per evitare che la situazione degeneri”, ha dichiarato Caforio, evidenziando le criticità di strutture già sotto pressione.

A Terni, dove nelle ultime settimane si sono registrati numerosi casi, la situazione appare oggi in via di stabilizzazione. Restano tuttavia le difficoltà operative dovute alla carenza di spazi dopo la rivolta di giugno e a un numero di presenze ormai costantemente superiore alle 600 unità. Le celle sovraffollate, in molti casi condivise da sei o sette persone, rendono di fatto impossibile rispettare le misure minime di isolamento previste per contenere malattie infettive come la scabbia.

Ancora più preoccupante, secondo il garante, è la situazione nel carcere di Perugia-Capanne, dove il numero di contagi continua a crescere. Il rischio maggiore è che, senza interventi strutturali e un adeguato potenziamento del personale sanitario, il contagio possa estendersi ulteriormente nelle prossime settimane.

Un rischio che potrebbe essere aggravato anche dai nuovi trasferimenti di detenuti in arrivo, annunciati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), che ha predisposto l’installazione di ulteriori letti in celle già sovraccariche. Decisione che, secondo gli operatori, potrebbe compromettere ulteriormente la gestione sanitaria all’interno degli istituti umbri, in particolare a Terni e Orvieto.

A pesare sul quadro generale è anche la grave carenza di personale sanitario. Medici e infermieri disponibili non sono sufficienti a garantire un monitoraggio costante dei casi e un trattamento tempestivo per tutti i detenuti malati. Una criticità che mette a rischio soprattutto i reclusi affetti da patologie croniche o immunodepressi, più esposti a complicazioni.

La preoccupazione è condivisa anche dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, che denunciano il pericolo di contagio per gli agenti costretti a lavorare quotidianamente a stretto contatto con i detenuti. “Servono misure di prevenzione immediate e dotazioni sanitarie adeguate per tutelare il personale e i reclusi”, hanno sottolineato i rappresentanti sindacali.

Il garante Caforio ha infine sollecitato un intervento coordinato da parte della Regione e dell’Usl, con

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