Sanità, arresti Umbria, Guardia di Finanza sente candidati vincitori e esclusi

Sanità, arresti Umbria, Finanza sente candidati vincitori e esclusi
Gianpiero Bocci

Sanità, arresti Umbria, Guardia di Finanza sente candidati vincitori e esclusi

La guardia di finanza sta sentendo a tappeto i candidati vincitori dei concorsi e quelli esclusi, i presidenti delle commissione e i membri degli organismi. Arrivano le prime testimonianze nell’inchiesta sui presunti concorsi pilotati all’ospedale di Perugia. Secondo indiscrezioni – riporta la Nazione Umbria di oggi – hanno cominciato a fornire i primi elementi.

Le testimonianze – scrive il quotidiano – saranno incrociate con gli atti d’indagine già acquisiti. Il puzzle si va piano piano componendo. Da domani scatteranno i primi interrogatori degli arrestati.  Gianpiero Bocci, Luca Barberini e Maurizio Valorosi sono difesi dall’avvocato David Brunelli mentre Emilio Duca si è affidato all’avvocato Francesco Falcinelli. Il gip Valerio D’Andria, che ha emesso le misure cautelari, sentirà i dirigenti sospesi che sono assistiti dagli avvocati Ghirga, Berretti, Brusco.

Voti in cambio di protezione. Nell’inchiesta che ha messo in ginocchio il Pd in Umbria ci sono anche i favori elettorali. Tra questi anche quello di sponsorizzare Gianpiero Bocci, candidato del Partito Democratico per il collegio «Umbria 2» della Camera dei Deputati alle politiche di marzo 2018. Lo riporta oggi in un articolo la Nazione Umbria.

E’ Maurizio Valorosi, il direttore amministrativo del Santa Maria ritenuto uomo di Gianpiero Bocci, a farsi promotore presso un dipendente dell’Azienda, neo-assunto di sponsorizzare Bocci appunto. «Ora devi farmi una cosa. Farmi fare campagna elettorale», spiega Valorosi e prende dal cassetto della scrivania un pacco di volantini elettorali. «Tu devi far votare Bocci! Questo è l’ambito, il collegio nel quale lui si muove… e allora cerca di trovare più voti possibili. Impegnati con tutti i conoscenti, i parenti, gli amici… quindi dico muoviti che qui ci mandano a casa tutti».

E poi ancora scrive sempre la Nazione: «L’asservimento di Duca alle volontà dei cosiddetti “poteri forti” si spiega in virtù dei suoi interessi personali volti a preservare la carica all’interno dell’Azienda ospedaliera. A tale interesse privatistico si aggiunge quello finalizzato ad ottenere la nomina a Direttore di Struttura Complessa presso l’ospedale di Città di Castello della moglie». E’ l’opinione dei pm Mario Formisano e Paolo Abbritti che coordinano la maxi-indagine della guardia di finanza. «Sono gli ultimi 10 mesi d’incarico – avrebbe detto Duca – se me girano i coglioni mi incazzo in più occasioni, perché qui il culo è solo il mio. La dimostrazione è a Terni, Fratini l’han fatto fuori e quello che stava con lui a fa’ il secondo, l’han fatto diventa’ Direttore Generale, che non sa manco la “O” col bicchiere». Duca sa bene che Valorosi è sgradito alla presidente Catiuscia Marini. «Lo caccerebbe subito perché lo considera uomo di Bocci» e «Orlandi ce l’ha a morte con lui.

Nelle carte dell’inchiesta – è scritto sulla Nazione – spuntano anche le spiegazioni sui possibili hackeraggi dei cellulari proprio da parte della presidente Catiuscia Marini. Probabilmente entrambi ignari – sia la Marini che Emilio Duca – che il cellulare del direttore generale era stato infettato proprio da un trojan, capace di captare tutto. E’ il 10 maggio 2018 e Duca si lamenta proprio con la Presidente di non riuscire a cancellare dal proprio telefono un messaggio ricevuto. La Marini «sembra preoccupata di sapere cosa c’è scritto e cerca di aiutarlo nella sua eliminazione. Nel corso delle operazioni, la Marini – annotano i pubblici ministeri – avverte Duca sulle modalità di intercettazione dei messaggi da remoto tramite “captatore”, le stesse che erano in corso nei confronti di Duca da parte di militari».

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