Prostituzione in pieno giorno in piazza Vittorio Veneto, Fontivegge 🔴 Foto video

 
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Prostituzione in pieno giorno in piazza Vittorio Veneto, Fontivegge

Prostituzione in pieno giorno in piazza Vittorio Veneto, Fontivegge

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Marcello Migliosi
Una, due, tre, donne e un transessuale che – a detta dei nostri testimoni, e non ne dubitiamo ndr – si prostituiscono, in pieno giorno, a Fontivegge di Perugia. Questo accade in un “fazzoletto” di strada che congiunge la parte finale di via Settevalli con Via Canali. Di fatto, proprio davanti alla farmacia, all’albergo e ad un altro paio di negozi. Passeggiano, abbordano, “caricano“, oppure aspettano sedute sulle testacce dei fiori che di fiori più non ne hanno. Un po’ a raccontare la desolazione di un quartiere che, nonostante gli sforzi di chi ci abita e lavora prima di tutto, ma anche di forze dell’ordine e istituzioni, non accenna a risorgere.



«Dalla mattina alla sera è così – dice una commerciante -, ultimamente, mentre prima vedevi un soggetto ogni tanto dopo il lockdown, la situazione è degenerata».

Lì c’è anche un bar, ed è facile capire, con il calo dei clienti che c’è stato causa covid, quali siano i clienti e le clienti che si siedono ai tavoli esterni e aspettano che arrivi il “compratore” di turno.

«Il bar è diventato il loro ritrovo – dice un’altra commerciante -, e non darei colpa ai gestori del locale che in questo periodo in cui tutti gli uffici pubblici della zona sono chiusi devono accontentarsi di certi avventori. E di certo rovinano l’immagine degli altri esercenti. Quando poi aprirà quella sorta di internet point/ money transfer che ha preso il posto di Ottica Tintori ne vedremo delle belle!».

E’ sconcertante quello che si apprende passando un paio d’ore a Fontivegge. «Sono sicura che battono – dice la nostra interlocutrice – anche se non fanno molti affari perché le prime due che ho fotografato sono più giovani e lavorano di più ma per “rabbia di fame” qualche ometto le carica».

Per altro, pare che il transessuale sia una new entry. «Ci vuol coraggio ad andarci… – dice un commerciante del luogo –, altro che covid… Mezze sdentate come sono».

Certo, nessuno si dimentica che sono esseri umani, né, credo, ci sia un atteggiamento cattivo da parte dei “Fontidiveggiani“, certo c’è delusione perché, nonostante gli sforzi – il Comune ha un assessore dedicato alla sicurezza del luogo -, come scritto poco fa, pare che nulla cambi. Anzi, in questi ultimi giorni, la prostituzione diurna è aumentata.

In tutto questo c’è la tristezza e la solitudine sociale della nostra epoca, aggravata, manco a dirlo, dall’emergenza sociale e sanitaria indotta dalla pandemia di coronosvirus.

Ma Fontivegge non ne possono più di vedere “Passeggiatrici” abbordare clienti, contrattare, salire in auto e andare chissà dove per ritornare ad atto sessuale compiuto. Al trans e alle prostitute si aggiungono due zingare. Il nostro interlocutore le ha “immortalate” mentre, sempre nella stessa viuzza, trattavano con il cliente di turno. «Una di loro – dice ancora – è anche incinta e, mediamente, ha 13 14 clienti al giorno».



«Oggi pomeriggio – aggiunge un’altra persona – si sono concentrate tutte insieme, transessuale e donne. Solitamente sono scaglionate, ma da qualche giorno noto un aumento. E’ uno schifo e sono convinta che siano loro a fare pipì e a defecare davanti all’ingresso dei garage, Avviene quotidianamente».

La frase con cui chiudiamo l’articolo è sempre di questa signora che lì gestisce un esercizio commerciale, ed è triste e piena di rassegnazione: «Sono sempre più convinta – dice – che questa zona non faccia per me. Dieci anni fa, quando ho rilevato questa attività, speravo che ci potesse essere uno spiraglio e, invece, mi sto rendendo conto che è sempre peggio. Ce ne andremo tutti, qui non si può più lavorare».


si ringrazia per la collaborazione, Il Progetto Fontivegge (Gruppo Facebook)

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