Prete arrestato, chiesta la scarcerazione di don Vincenzo Esposito

Prete arrestato, chiesta la scarcerazione di don Vincenzo Esposito

Prete arrestato, chiesta la scarcerazione di don Vincenzo Esposito

Chiesta al gip la scarcerazione di don Vincenzo Esposito, l’ex parroco di San Feliciano arrestato per prostituzione minorile. Nell’istanza di scarcerazione depositata ieri dal suo legale Renato Vazzana, l’ex parroco chiede al giudice di uscire dal carcere o essere messo agli arresti domiciliari, nella abitazione attaccata alla chiesa, con l’applicazione del braccialetto elettronico e privazione di ogni strumento elettronico. Lo riportano oggi i quotidiani della carta stampata.

Don Vincenzo si trova nel carcere di Spoleto dalla scorsa settimana, dopo un’indagine condotta dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese. Il parroco, stando a quanto emerge dall’accusa, adescava ragazzini minorenni di 16-17 anni, residenti nel comune siciliano, e in cambio di poche decine di euro gli stessi adolescenti inviavano a don Esposito dei video in cui praticavano atti di autoerotismo, oppure facevano delle videochiamate con lui.

Ma per il legale di don Esposito, le esigenze cautelari, allo stato attuale, sono “prive di sostegno giuridico e probatorio”. “Pertanto, la revoca della misura cautelare – sostiene il legale – ovvero la modifica della stessa con una meno afflittiva, non pregiudicherebbe in alcun modo l’attività di indagine ed il prosieguo del procedimento penale”. Per l’avvocato poi senza cellulare, connessione ad internet e computer Don Vincenzo non potrebbe cercare di contattare i minorenni.

Poi c’è lo stato di salute lo stato di salute del parroco. “A conferma di ciò – si legge nell’istanza – la certificazione medica rilasciata dal medico curante”, che ha dichiarato Esposito come “affetto da gravi problemi con il diabete mellito che lo hanno di fatto ridotto all’impotenza”.

Secondo la difesa non solo il prete non sapeva che i ragazzi fossero minorenni, ma non è stato dimostrato cosa avvenisse realmente nelle videochiamate tra il prete e i quattro ragazzi di Termini Imerese.

Il prete «non ha mai richiesto delle videochiamate, del cui contenuto per di più non vi è prova. Sono sempre stati i minori ad effettuare videochiamate o ad inviare i video, dei quali non è tanto dato conoscere l’effettivo contenuto né tantomeno l’identità dei soggetti coinvolti negli stessi».

E infine c’è quella che viene definita «la condotta estorsiva dei ragazzi» che sotto minaccia di denuncia, richiedono denaro in cambio del silenzio. Ora sarà il giudice a decidere se far tornare libero – o ai domiciliari – il prete.

 
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