Presunto sequestro di Alma Shalabayeva, chieste le condanne

 
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Presunto sequestro di Alma Shalabayeva, cominciato processo in tribunale a Perugia
Alma Shalabayeva

Presunto sequestro di Alma Shalabayeva, chieste le condanne

Presunto sequestro di Alma Shalabayeva, cominciato, con la requisitoria del pm, processo al tribunale di Perugia. La condanna di tutti gli imputati coinvolti nella vicenda dell’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov rimpatriata nel 2013 e poi tornata in Italia, è stata chiesta dal pm di Perugia Massimo Casucci al termine della sua requisitoria davanti al tribunale del capoluogo umbro. I fatti che le vengono contestati risalgono ad un periodo compreso tra il 29 e il 31 maggio.

In particolare due anni e quattro mesi sono stati chiesti per l’allora capo della squadra mobile romana Renato Cortese e due anni, due mesi e 15 giorni per l’ex dirigente dell’ufficio immigrazione Maurizio Improta.

Imputati sette funzionari della polizia tra i quali gli ex dirigenti della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione della questura di Roma Renato Cortese e Maurizio Improta, entrambi presenti in aula. La requisitoria del pubblico ministero, Massimo Casucci, ha preso il via con la ricostruzione dei fatti a partire da quella che fu la perquisizione nella villa di Casalpalocco. Un caso che, come lo ha definito lo stesso pm, su una vera e propria “esplosione mediatica”.

Al termine di otto ore di requisitoria il pm ha chiesto l’assoluzione dal reato principale di sequestro di persona del giudice di pace che si occupò del caso Stefania Lavore e del poliziotto Stefano Leoni, che era in servizio all’Ufficio immigrazione. Per loro il magistrato ha sollecitato la condanna rispettivamente a un anno e 15 giorni e un anno di reclusione.

Chiesti inoltre un anno, due mesi e 15 giorni per Luca Armeni e un anno, dieci mesi e 15 giorni per Francesco Stampacchia, entrambi funzionari della squadra mobile, e un anno e cinque mesi per Vincenzo Tramma, agente dell’ufficio immigrazione. Per tutti gli imputati il magistrato ha chiesto la concessione delle attenuanti generiche e l’assoluzione per alcuni dei capi d’imputazione contestati.

  • La storia di Alma Shalabayeva

La storia di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, ha inizio il 28 maggio 2013 , quando viene fermata da alcuni agenti della questura di Roma, insieme alla figlia di 6 anni, mentre si trovava in una villa a Casalpalocco. Le forze dell’ordine stanno cercando il marito, ma ad Alma viene contestata l’accusa di possesso di un passaporto falso. Solo due giorni dopo, il 30 maggio 2013, la questura firma l’espulsione di Alma e delle figlia: la donna è accusata di essere entrata illegalmente in Italia. Il giorno dopo le due donne vengono imbarcate su un aereo diretto in Kazakistan.

Il giorno dopo la relazione sull’espulsione della Shalabayeva inviata al Viminale dall’Ufficio immigrazione , il 4 giugno 2013, il Consiglio italiano per i rifugiati invia una e-mail al ministro degli Esteri Emma Bonino. Il 5 luglio 2013 La Stampa svela la vicendail dissidente Ablyazov si appella al premier Letta per fare faccia piena luce sulla vicenda e appena una settimana dopo, il 12 luglio, Palazzo Chigi revoca l’espulsione di Alma.

Il 16 luglio 2013 arrivano le dimissioni di Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro dell’Interno. Lo stesso giorno in una relazione il capo della polizia Pansa comunica che «in nessuna fase della vicenda i funzionari italiani hanno avuto notizia del fatto che Ablyazov fosse un dissidente politico fuggito dal Kazakistan, possibile oggetto di ritorsioni. Non risulta che Shalabayeva o i suoi legali abbiano mai presentato o annunciato domanda di asilo». Bonino annuncia che convocherà l’ambasciatore del Kazakistan. L’Ue chiede chiarimenti a Roma. Anche il presidente Napolitano interviene sulla vicenda, giudicandola «una storia inaudita». «C’è stata – continua il Colle – una reticente rappresentazione distorsiva del caso». Intanto il ministro degli Esteri Emma Bonino parla di punti oscuri sulla vicenda, e il 29 luglio 2013 la procura di Roma apre un’inchiesta su presunte omissioni nell’espulsione di Alma.

Il 31 luglio 2013 Ablyazov viene arrestato in Francia, mentre il figlio su Facebook denuncia: «no all’estradizione come è successo a Roma». Il 3 agosto una delegazione del M5S si reca dalla Shalabayeva che accusa: «il mio passaporto è stato manomesso». La donna: «aiutatemi a rivedere la mia famiglia». Il 6 agosto 2013 il Kazakistan chiede a Parigi la consegna di Ablyazov ed è determinato a ottenerne l’estradizione, anche se con la Francia non esiste un trattato ad hoc. Il 21 dello stesso mese la Russia si accoda all’Ucraina chiedendo a Parigi l’estradizione di Ablyazov.

Il 25 settembre 2013 arrivano le gravi accuse della figlia maggiore di Alma ad alcuni funzionari del Viminale, della questura di Roma e diplomatici kazaki di sequestro di persone e ricettazione. Il giorno dopo finiscono nel registro degli indagati l’ambasciatore del Kazakistan in Italia, il consigliere per gli affari politici e l’addetto agli affari consolari. Il 16 dicembre 2013 la Procura di Roma indaga sul presunto ruolo che l’Eni potrebbe avere avuto nella vicenda Shalabayeva, in seguito alle dichiarazioni rese alla trasmissione Report da un dirigente della azienda. Anche se l’amministratore delegato Scaroni precisa: «Siamo estranei».

La vigilia di Natale, il 24 dicembre 2013, Alma Shalabayeva può lasciare il Kazakhstan. Soddisfatto il ministro Bonino: «seguiremo la sua vicenda fino al rientro con la figlia». Il 27 dicembre 2013 Alma rientra in Italia con la figlia più piccola, Aula. Venerdì 18 aprile 2014, la moglie del dissidente kazako Ablyazov ha ottenuto dal Viminale lo status di «rifugiato» insieme alla figlia. Fonte La Stampa

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