Polizia penitenziaria allo stremo in carcere a Orvieto, tensione con vertici

Polizia penitenziaria allo stremo in carcere a Orvieto, tensione con vertici

Polizia penitenziaria allo stremo in carcere a Orvieto, tensione con vertici

Un ventina di agenti penitenziari, ieri, hanno partecipato ad una assemblea che si è tenuta nel carcere di Orvieto, in sala mensa. Durante la riunione sono emerse tutta una serie di grosse problematiche che rendono, di fatto, la vita lavorativa – stando a quanto dicono gli agenti – difficile e insostenibile. Gli agenti, per lo più aderente al sindacato Sappe, ha stigmatizzato la “Drastica modifica dell’organizzazione dei turni di lavoro del personale imposta unilateralmente senza alcun confronto con le Organizzazioni Sindacali”.

A questo, sostengono, è conseguito un drastico abbassamento dei “livelli minimi di sicurezza in servizio, soprattutto nei turni serali e notturni”. In quei casi, riferiscono gli agenti in agitazione, nel turno di notte è previsto massimo di 4 unità a presidio dell’intero istituto. Sotto accusa anche l’aumento, che viene definito “esponenziale”, dei carichi di lavoro per il personale che deriva dalla “nuova organizzazione dei servizi su 4 turni al giorno anziché su soliti 3”.

Tre che, secondo il Sappe, era il numero adeguato per far fronte alla cronica e certificata carenza di personale di Polizia Penitenziaria. Il sindacato mette sotto accusa la, pressoché, totale assenza di relazione sindacale con il nuovo direttore che “a due mesi dal suo insediamento, non si è ancora degnato di incontrare il personale di Polizia Penitenziaria e tantomeno i rappresentanti dello stesso (comportamento opposto a quello riservato ai detenuti che, invece, ha incontrato più volte).

Il Sappe mette sono accusa anche l’assenza “di qualsiasi tipo di relazione con il Comandante del Reparto e con il suo vice i quali, seppur diretti responsabili della gestione dell’area sicurezza, non hanno mosso un dito per ostacolare la nuova organizzazione del lavoro imposta dal neo direttore (pur sapendo che sarebbe stato troppo gravosa per il personale) né hanno voluto informare i dipendenti che si sono visti cadere dall’alto, ed improvvisamente, un vero e proprio sconvolgimento della loro vita lavorativa e personale (i poliziotti residenti lontano da Orvieto si sono visti diminuire le possibilità di raggiungere il proprio nucleo familiare al termine del turno di servizio e, oltremodo, precludere la possibilità di viaggiare con mezzi pubblici)”. A quanto pare, quindi, ci sarebbe una “frattura insanabile nei rapporti tra il Comandante del reparto e il personale di Polizia penitenziaria”, proprio a causa della mancanza “totale” di qualsiasi tipo di relazioni.

Il Sappe dice che questo comportamento ha fatto “venir meno qualunque tipo di aggregazione, nonché quello spirito di Corpo, indispensabile nelle complesse ed impegnative attività del poliziotto penitenziario”.

Non han fatto sconti su niente, ieri pomeriggio ad Orvieto, e l’attenzione si è anche focalizzata sulla “Ritardata programmazione dei turni mensili e settimanali di servizio, soggetti (anche senza preavviso) a continui cambiamenti con spostamento o riduzione di ferie e annullamento di riposi nelle giornate previste”. E non ci sarebbe riguardo nemmeno per i piani feriali estivi, natalizi e pasquali. Ciliegina sulla torta, sempre stando a quanto denuncia il Sapple, è anche la “mancata retribuzione di prestazioni di lavoro straordinario, prestato perfino all’anno 2018”.

E quindi sotto accusa la “criticabile – dicono – gestione delle risorse per il lavoro straordinario, con incoerente distribuzione dello stesso”. In più ci sarebbe un impiego del personale in compiti “non istituzionali, come ad esempio i Campi d’Arte nelle officine interne al posto di personale civile, per anni e anni assunto e poi non rinnovato nell’incarico”. Secondo il Sappe questo “distoglimento” degli angenti comporta un ulteriore abbassamento dei livelli di sicurezza.

Polizia penitenziaria di Orvieto non ce la fa più, quindi, e l’assemblea di ieri è servita per gettare sul tavolo tutte le sue ragioni. «Queste – scrivono nella nota – sono state alcune delle motivazioni alla base dello stato di agitazione del personale di Polizia Penitenziaria di Orvieto il quale, all’unanimità, durante l’assemblea sindacale ha chiesto un urgente incontro con il Direttore ed il Provveditore Regionale, in attesa del quale ha manifestato l’intenzione di permanere ad oltranza in istituto. La richiesta veniva avanzata telefonicamente al Direttore Basco, ancora presente in Istituto, il quale, però, senza nemmeno volerla ascoltare fino in fondo chiudeva la conversazione affermando che “non era obbligato a presentarsi al personale” e che in caso di “occupazione dell’istituto avrebbe chiamato i Carabinieri per sgombrare la Polizia Penitenziaria”.

A fronte di tale indecorosa quanto deplorevole “minaccia”, l’assemblea decideva all’unanimità di interrompere la riunione onde evitare ulteriori inasprimenti e, soprattutto, per evitare l’incresciosa eventualità di subire l’umiliazione di essere invitati ad uscire dal proprio istituto da un’altra forza dell’ordine. A questo punto è più che evidente l’insanabile frattura tra il personale e la dirigenza del carcere di Orvieto, chiusa in un ingiustificabile autoritarismo a dispetto dei diritti dei lavoratori. A brevissimo sarà convocata una nuova assemblea del personale per individuare altre e più incisive forme di protesta che potrebbero essere adottate ad oltranza fino a quando non interverranno autorità superiori a risolvere i conflitti, auspicabilmente con l’avvicendamento della dirigenza orvietana».


Il documento originale inviato dal Sappe

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